Tribunale neozelandese: illegale il sequestro dei PC di Kim DotCom

Kim Dotcom e famiglia, foto di Mona Dotcom

Confermata la sentenza del tribunale neozelandese di cui si parlava qualche mese fa: la polizia non avrebbe potuto perquisire la villa di Kim Dotcom, nè sequestrare i suoi PC e tantomeno clonarli e mandare tutti i dati in USA per aiutare le indagini dell’FBI.

Secondo il giudice dell’Alta Corte Helen Winkelman i mandati di perquisizione, emessi sfruttando maldestramente i trattati di collaborazione internazionale contro la criminalità, erano del tutto illegali. Non era inoltre possibile fare dei "cloni" dei PC sequestrati per consegnarli ad una forza di polizia straniera ed i dati conservati e non ancora condivisi devono restare in Nuova Zelanda. Cosa ancora più significativa, tali cloni devono essere forniti anche al signor Dotcom (e, ne consegue, alla sua difesa).

Non solo: il tribunale presieduto dalla Winkelman ha anche chiesto alle autorità statunitensi la restituzione dei dati illegalmente consegnati. Si tratta di una richiesta lecita, ma priva di forza legale: dovrebbe essere una restituzione volontaria.

I dati al momento conservati dovranno essere riesaminati per determinare se sono attinenti alle accuse. L’esaminatore dovrà essere un avvocato neutrale, che potrà decidere quali dati inviare agli americani e dovrà restituire gli altri all’imputato.

Insomma, i dati non sono ancora stati dichiarati del tutto inutilizzabili dal tribunale e Helen Winkelman comprende benissimo che per il procedimento di estradizione verso gli USA l'impatto potrebbe essere devastante.

Da parte sua Dotcom sembra essere in piena riscossa. L’edificio legale della sua persecuzione trema fino alle fondamenta e nonostante il tentativo dei suoi avversari di demonizzarlo come volgare ladro e truffatore, l’imprenditore ha iniziato a crearsi un’immagine da martire (con tanto di melense foto di famiglia, tipo quella in cima all'articolo), guadagnandosi anche il supporto di personalità amate come Steve Wozniak. A questo punto il gioco si fa davvero duro ed il futuro per il padrone di Megaupload non è ancora limpido.

Foto | @Mona_Dotcom (Twitter)
Via | NBR.co.nz

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