WeKnowWhatYoureDoing.com, un esperimento sulla privacy degli utenti di Facebook

WeKnowWhatYoureDoing.com

Si discute spesso di come con Internet la privacy degli utenti sia a rischio, di cosa si può fare per evitare di fornire informazioni sul nostro conto e di come le impostazioni dei vari social network dovrebbero fornire tutte le opzioni possibili per garantire all'utente una completa gestione della sua privacy. Molto spesso, però, l'utente medio accede ad un servizio e non si preoccupa di modificare le impostazioni di base o di chi può vedere e accedere alle informazioni che si condividono.

E' proprio dalla superficialità di questi utenti che trae linfa vitale il sito internet WeKnowWhatYoureDoing.com (sappiamo cosa state facendo), un esperimento creato dal 18enne inglese Callum Haywood, di professione web designer, con l'intenzione di mettere in luce quali sono i rischi del prendere con leggerezza gli strumenti che i social network ci offrono, in questo caso Facebook. Ed ecco che, grazie ai milioni di aggiornamenti pubblici degli utenti, possiamo scoprire quante persone in questo momento si stanno ubriacando, quante stanno facendo uso di droga, quante pubblicato il loro numero di telefono e quante rischiano il licenziamento a causa di qualcosa che hanno scritto e condiviso pubblicamente online.

Tramite una ricerca per parole chiave - "cannabis", "hate my boss", "drunk" e via dicendo - gli aggiornamenti di stato pubblici degli utenti di Facebook sono raccolti in quattro categorie, alla mercé di chiunque voglia consultarli e, nella migliore delle ipotesi, farsi quattro risate. Il sito, nato come un gioco, in poche ore ha ricevuto migliaia di visite ed altrettante condivisioni, probabilmente raggiungendo anche alcune delle persone citate nelle categorie. E lo scopo primario era proprio quello, come si legge nelle FAQ del sito: questa gente probabilmente non voleva che queste informazioni fossero pubblicate, no? Forse no, ma avevano la possibilità di decidere e di prestare più attenzione alle impostazioni della privacy dei loro account.

Via | Mashable

  • shares
  • Mail