Il computer "neurale" di Google: 16.000 processori che imparano su Internet

rete neurale

Direttamente dal Laboratorio X di Google arriva una notizia che farà tremare tutti quelli che temono l’avvento di Skynet: i ricercatori di Mountain View hanno creato una rete neurale di processori in grado di riconoscere un gatto.

Forse l’idea potrà sembrare poco emozionante a chi attende da anni l’inizio dell’era delle intelligenze artificiali - su questo non posso che concordare. Ma se riflettiamo un attimo sulla difficoltà di un’impresa simile - iniziare a capire da zero cos’è un gatto e cosa non lo è - forse diventa più facile apprezzare l’impresa di queste 16.000 CPU, collegate in modo da replicare in modo soddisfacente la complessità di un gruppo di neuroni.

Non siamo neppure vicini al livello di interazioni della nostra corteccia frontale, certo, però la rete neurale è riuscita a imparare da sola come riconoscere l’animale più gettonato di Internet senza suggerimenti da parte degli studiosi, che hanno scoperto che inviando milioni di immagini carpite dalla Grande Rete pian piano il computer è in grado di imparare per conto proprio.

Negli anni passati si è cercato senza successo di “programmare” un computer affinchè fosse intelligente. Soltanto un approccio evolutivo può portare frutti sicuri: un miliardo di connessioni possono lavorare molto bene per identificare una gamma di caratteristiche comuni e creare una specie di idea di “meta-gatto”, un paragone da confrontare con qualsiasi immagine felina, apprezzando le differenze ma riconoscendo che si tratta di animali della stessa tipologia.

Nonostante il successo, gli studiosi di Google dubitano di aver davvero colto gli algoritmi giusti per far sorgere una macchina capace di imparare. Nei prossimi dieci anni, con il prezzo delle CPU in picchiata, ci sarà uno sviluppo in termini qualitativi e quantitativi di questa ricerca. Per il momento questi primi frutti sono tutto meno che inutili e già si iniziano a scoprire le prime applicazioni commerciali. Nel prossimo futuro le reti neurali diventeranno degli ottimi assistenti alla ricerca di immagini, alla traduzione simultanea o ancora al riconoscimento vocale.

Foto | Flickr
Via | NYTimes

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