L'ingegneria sociale alla base della censura online cinese

Secondo uno studio di Harvard i censori cinesi hanno ormai sviluppato una capacità non indifferente di selezionare in modo accurato il tipo di comunicazione che preferiscono far sparire dalla rete. E non si tratta delle critiche dirette al regime, come si potrebbe supporre.

Dopo quindici anni di pratica, il governo di matrice comunista ha capito piuttosto bene quali fili tagliare a quella bomba ad orologeria che è il dissenso popolare. Mentre ha iniziato ad evitare di censurare le manifestazioni dirette di dispiacere ed accuse, i post negativi o anche gli aggiornamenti che contengono un atteggiamento di confronto, il meccanismo (sia informatico che “umano”) che studia 24 ore su 24 il traffico Internet cinese cala sempre la mannaia dove c’è pericolo di aggregazione sociale e collettiva.

Quello che interessa al regime, quindi, non è di far scomparire il disfattismo, di dare l’illusione della più totale felicità - Piuttosto i censori impediscono che Internet venga usata come piattaforma di comunicazione tra gli insoddisfatti. In questa maniera si riesce a mantenere una facciata di dialogo (totalmente fasullo: nessuno ascolta le proteste) mentre qualsiasi insurrezione è monitorata o addirittura impedita prima della nascita.

Questa evoluzione, che deve essere piuttosto recente, è secondo il team di Harvard il metodo di censura più avanzato presente al mondo. Un tempo alla prima critica spariva ogni genere di conversazione, oggi l’interazione tra cittadini e regime si fa più complessa. Difficile comunque parlare di “apertura”, quando i contenuti vengono sondati in base al proprio potenziale sedizioso come se si trattasse di formule social-matematiche. Di sicuro scatenare una rivoluzione diventa sempre più difficile in un paese in cui il “Grande Firewall” diventa sempre più ripido ed insidioso.

In ogni caso lo studio compiuto da Harward si integra bene a quello di qualche mese fa della Carnagie Mellon University, consentendo uno sguardo di insieme piuttosto inquietante sulla situazione nel paese di Mao.

Foto | Great Firewall of China.org
Via | Ars Technica

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