Google: "allarmanti" le richieste di censura da governi democratici

Censura

Secondo Google il pericolo della censura online non è remoto per noi occidentali, nè è limitato ai regimi teocratici o totalitari. Il motore di ricerca, infatti, denuncia un aumento allarmante delle richieste di censura completamente irragionevoli da parte di governi democratici.

Negli ultimi sei mesi le richieste governative di oscurare e censurare forme di espressione “problematiche” e semplice dissenso sono aumentate sensibilmente. Forse è l’aumento dell’attenzione e della comprensione culturale verso un mezzo di comunicazione di massa un tempo ritenuto tecnico o “da giovani”. Forse è l’allarme più o meno inconscio che tutti i governi del mondo hanno provato di fronte alla cosiddetta Primavera Araba. Forse è solo la campagna continua di Anonymous - Sicuramente si tratta di una comunione di cause.

La casistica che cita Google è obiettivamente allarmante. La Spagna, per esempio, ha richiesto la rimozione di ben 270 link ad articoli di stampa e blog che esprimevano critiche nei confronti di figure pubbliche (facendosi forte di una legge molto vaga per le ingiurie), il Canada ha richiesto l’oscuramento di un video di un cittadino che urinava su un passaporto e lo buttava nel gabinetto. Se ve lo chiedete, ci siamo anche noi italiani:

"Abbiamo ricevuto una richiesta dalla Polizia Italiana di rimuovere un video di YouTube che faceva satira sul Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi."

Richieste del genere non sono state accolte.

Non è sempre così, si affretta a chiarire Google: ci sono richieste legittime, come quella della Gran Bretagna, che ha preteso la rimozione di sei account di YouTube che celebravano il terrorismo. Ci sono anche molte richieste di oscuramento per video molestie, specie dagli Stati Uniti, oppure quelle Tailandesi per gli insulti alla Corona. Google tende a dare ragione ad una buona percentuale di questo genere di protesta, ma in ogni caso nota che il numero di esposti aumenta di mese in mese. E che in generale le richieste sono progressivamente meno ragionevoli.

“Speravamo le richieste di censura di stampo politico fossero un’aberrazione, ma ora ci rendiamo conto che non è così. E’ allarmante, ma non solo perchè qui la libertà di espressione è messa a rischio, ma anche e soprattutto perchè queste richieste provengono da paesi insospettabili - democrazie occidentali che normalmente non vengono associate alla censura”

Queste sono le parle di Dorothy Chou, analista senior per le Politiche Aziendali di Google. Negli ultimi sei mesi del 2011 sono state più di mille le richieste di censura formali ed informali, ma solo il 54% è stato ritenuto degno di considerazione, anche e non solo alla luce delle leggi locali.

Foto | Flickr
Via | Wall Street Journal

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