Google accusato di infrangere un brevetto con Drive

L’era del cloud computing sta forse per portare una nuova generazione di assurde lotte legali per i brevetti. Il primo a subire l’accusa di aver violato un patent è Google con il proprio Drive.

Drive e Docs, nonostante fossero in giro da anni, hanno finora vissuto indisturbati. Eppure questa semplice constatazione non ha fermato Superspeed (il solito patent troll) dal tentare la strada del tribunale con Google, reo di aver violato un brevetto dell’ormai preistorico 1999.

Secondo il caso depositato a Houston, Texas, c’è in ballo una tecnologia che consente a multipli computer di accedere rapidamente ad un disco comune in contemporanea. Una bella definizione, che detta così sembrerebbe tanto vaga da coprire come un ombrellone da spiaggia tutto quello che riguarda il mondo del cloud computing. Eppure ad un analisi più dettagliata scopriamo che la fantomatica Superspeed ha sbagliato ad un livello elementare.

Questa volta il patent depositato presso il tribunale, infatti, è probabilmente del tutto fuori tema. Il documento originale parla di cache basata sulla RAM, un tipo di tecnologia comune a tutti i sistemi che condividono un disco. Nel caso di Drive i dati vengono depositati su drive remoti, non nella RAM.

Il brevetto originale è stato depositato da una compagnia da tempo defunta, chiamata EEC Systems. Non è certo il primo caso di un’azienda spregiudicata che acquista il controllo di brevetti interessanti per fare causa a tappeto verso chiunque usi delle tecnologie similari. Si può dire con una certa sicurezza che l’ufficio brevetti a stelle e strisce abbia distribuito con troppa facilità i patent negli anni passati.

Via | GigaOm

  • shares
  • Mail