USA: se le Nazioni Unite controlleranno la Rete, la libertà sarà in pericolo

Nazioni Unite

"Strappare" il controllo di Internet dal suolo americano per espandere i controlli internazionali potrebbe risultare in un potenziamento del potere repressivo di molti regimi verso il proprio traffico nazionale, ma anche in nuove forme di tassazione ed in una frammentazione della Grande Rete.

I legislatori americani per una volta raggiungono l’unanimità nel condannare il tentativo della Nazioni Unite di spostare il controllo di Internet nelle mani dell’ITU, l’organo internazionale che regola le frequenze radio e le comunicazioni telefoniche, esautorando l’ICANN statunitense.

Paesi importanti ma autoritari e feroci nel loro atteggiamento repressivo domandano a gran voce per un controllo internazionale della Rete, che per essi si tradurrebbe automaticamente in un maggior potere individuale e locale sulle comunicazioni. Russia, Cina ed India desiderano avere un’influenza molto più pervasiva nel regolamentare quello che capita online, allo scopo di isolare più efficacemente i propri cittadini dal resto del mondo o di imporre gabelle a corporation e privati.

Mostri internazionali come Google, Facebook ed Apple sono spesso considerati come immensi serbatoi di denaro e grazie a queste nuove norme sul traffico dati diventerebbero facili da tassare a piacimento, proprio perchè identificabili improvvisamente come “stranieri”. Oggi come oggi possiamo andare dove vogliamo sulla rete, indipendentemente dalle origini del servizio di cui stiamo usufruendo. Se una proposta come quella descritta di fronte alla Nazioni Unite da Vladimir Putin l’anno scorso diventasse realtà, ogni stato forse potrebbe decidere per conto proprio chi possiamo visitare e in quali modalità: il traffico internazionale sarebbe regolamentato a piacere come le telefonate transfrontaliere ed il roaming.

Dal canto loro i paesi in via di sviluppo desiderano fortemente un cambiamento, e ritengono che il “controllo statunitense” della Rete lasci gli altri paesi privi di voce. Secondo Vint Cerf, vice presidente di Google e uno dei padri della rete, “La Rete aperta non è mai stata così in pericolo”. L’evangelista del web è comparso davanti al parlamento americano per portare la testimonianza del grande motore di ricerca sulla faccenda.

I 193 paesi delle Nazioni Unite si riuniranno nella prossima Conferenza Mondiale delle Telecomunicazioni (WCIT-12 per gli amici) a dicembre nel Dubai. Sarà quello il momento in cui l’attuale stato delle cose, con tutte le sue ingiustizie ed i suoi rischi, rischierà di cambiare per diventare persino peggiore.

Foto | Flickr
Via | Ars Technica | CNet | The Register

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