Perché il prossimo supporto di memorizzazione potrebbe essere il DNA

Acido Dessosiribonucleico (DNA)L’intestino dei mammiferi – incluso quello degli esseri umani – contiene un batterio, l’Escherichia coli, capace di memorizzare 800Gb di informazioni a livello di DNA in ogni singola cellula. Una ricerca, infatti, ha portato alla “scrittura” delle cellule di E. coli: una nuova forma di computazione, utile al trattamento del cancro.

Chi sperava di sostituire gli hard disk, collegando se stesso al computer, è destinato (almeno, per il momento) a restare deluso. I ricercatori sono riusciti a rendere computabile l’acido desossiribonucleico delle cellule: inizialmente, in sola-lettura. Il risultato è nella possibilità di salvare delle informazioni a livello di bit.

I dati “registrabili” nel DNA sono appena due, come il codice binario alla base degli elaboratori elettronici: una serie di 0 e 1. Il sistema è stato chiamato Recombinant Addressable Data (RAD) e sfrutta la particolare colorazione assunta dal DNA del batterio di E. coli, grazie alla quale le informazioni scritte appaiono leggibili.

Via | Science News

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