Festival del Giornalismo Perugia 2012 - Giornali e giornalisti su Facebook e Twitter

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festival giornalismo perugias vincenzo cosenzaBlogo e Blogosfere sono al Festival del Giornalismo di Perugia 2012: da oggi fino a domenica continueremo a raccontarvi gli incontri dell’ijf12. Stamattina è stato interessante l’incontro “Giornali su Facebook e giornalisti su Twitter” dove Vincenzo Cosenza ha presentato qualche dato [li trovate tutti sul suo sito: qui stampa italiana e Facebook e qui giornalisti italiani e Twitter].

Partiamo dai numeri:

La semplice rilevazione del numero di fan mostra come, tra i quotidiani, La Repubblica sia riuscita ad aggregare oltre 900.000 sostenitori, seguita da Il Fatto Quotidiano con oltre 750.000, dal Corriere della Sera con oltre 670.000, dalla Gazzetta dello Sport con oltre 450.000. Nella fascia tra i 100.000 e i 200.000 si trovano L’Unità, Leggo, Il Sole 24 Ore, il Corriere dello Sport. Tra i 100.000 e i 50.000 TuttoSport, Il Mattino, il Giornale.

Aggregare fan però non vuol dire un bel nulla. Perché in un ambiente dove per forza di cose contano il coinvolgimento e l’interazione, serve altro. Ecco i volumi di interazione, quello che in gergo si chiama engagement:

la Repubblica primeggia con 364.000 interazioni, pur non permettendo ai lettori di postare, seguita a ruota dal Fatto con 348.000. In terza posizione spunta Leggo con 313.905 interazioni sviluppate. Segue il Corriere della Sera con 122.754.

Riassumendo: tra gli engagers la sorpresa è Leggo, un free press, poi ci sono i leaders, dove spiccano Fatto e Repubblica, i laggards, cioè i ritardatari - chi è arrivato dopo su Facebook - tra cui Il Giornale, Il Mattino, Corriere dello Sport, Sole24Ore, l’Unità. E poi i fan collectors, con ai primi posti Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera.

Fin qui i quotidiani: l’analisi dei settimanali mette in luce Internazionale, ma per l’engagement vince Confidenze, strano ma vero. Un periodico con una forte tradizione cartacea che è riuscito a trasferire su Facebook una community “forumizzata” forse nemmeno scientemente. Tra i mensili convincono e coinvolgono su Facebook soprattutto Vogue, Focus, e XL, supplemento di Repubblica.

Problema: ci sarà l’engagement, ma da parte dei lettori. Da parte delle testate, se ne vede ancora poco, conclude Vincos

In definitiva i quotidiani prediligono un uso strumentale di Facebook ossia come luogo per catturare lettori da portare verso il sito principale. Non dialogano con gli utenti, preferendo semplicemente condividere link agli articoli contenuti sui siti ufficiali. Solo la Gazzetta dello Sport punta anche sulla pubblicazione di foto attraverso Facebook.

E su Twitter invece? Twitter è un ecosistema differente. Un ecosistema dove è premiato il singolo, più che la testata, e dove l’interazione deve essere il più possibile disintermediata. Non vuoi parlare con una testata, più probabile che tu voglia parlare con un giornalista che su quella testata scrive. Magari con la sua faccina a fianco del tweet, e non un avatar grafico, un disegnino.

L’analisi di Vincos sui giornalisti italiani su Twitter cosa mette in luce? Partiamo dai numeri:

I giornalisti con più follower sono: Alfonso Signorini (269.193), Beppe Severgnini (212.341), Roberto Saviano (183.415), Ilaria D’amico (130.128), Guido Meda (102.934). Più in basso troviamo: Franca Sozzani (87.708), Marco Travaglio (87.737), Daria Bignardi (85.431), Paolo Attivissimo (73.871), Salvo Sottile (69.293), Gianni Riotta (65.405), Ferruccio De Bortoli (63.817), Gianluca Di Marzio (61.041), Riccardo Luna (55.191), Pierluigi Pardo (50.578)

La divisione per testate è questa:

il Corriere (33), Sky (30), il Sole 24 Ore (27), la Repubblica (26), La Stampa (24). In coda la RAI con 13 e Mediaset con 2.

Ma chi seguono, chi scelgono come follower i giornalisti italiani sulla piattaforma di microblogging? Altri giornalisti. Un po’ a mio modo di vedere per autoreferenzialità, un po’, o soprattutto per sapere cosa fanno, dicono, pensano, scrivono gli altri. Scrive Vincos che “1/5 dei giornalisti segue meno di 100 persone.” E ci mancherebbe anche altro, che a passare la giornata a twittare poi il pezzo non lo chiudi più.

Giusto quanto puntualizzato da Stefano Menichini, direttore di Europa riguardo alla presenza su Twitter:

Mettersi in gioco come persone, come individui. La credibilità parte anche dall’onestà, dal mostrarsi autentici in una conversazione tra eguali: anche se lo sappiamo che non siamo eguali. Dentro una conversazione ci devi stare. Funzionano meglio i singoli, sei portato a dare fiducia a Mello, più che al Fatto, perché Federico hai imparato a conoscerlo. Hai idea di avere a che fare con una persona.

Chiosa finale di Federico Mello del Fatto: “Facebook e Twitter hanno funzionato proprio perché non sono cose da nerd”.

 
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    Alfonso Signorini? Per carità… Scritto il Date —