Come internet conquistò l'Estonia

estonia internet

Davvero straordinario il lavoro fatto dal Guardian per Battle for the Internet, uno speciale pubblicato a partire da lunedì scorso. Sarebbe da avere il tempo per leggerselo tutto. Noi oggi però ci concentriamo su uno Stato europeo meno popolato di Milano: l'Estonia, che conta circa 1,4 milioni di abitanti.

Una Stato che ha puntato molto fin dalla metà degli anni novanta sul web, guadagnandoci parecchio col passare degli anni: mentre si legge, viene da pensare a come è cambiata e come si è costruita la rete in Italia da quello stesso periodo a oggi.

Nel 1995, quattro anni dopo la liberazione dell’Estonia dal giogo dall'URSS, Toomas Hendrik Ilves [attualmente presidente dell’Estonia] ha letto un libro "decisamente luddista" di Jeremy Rifkin intitolato The end of work [edizione italiana: La fine del lavoro. Il declino della forza globale e l’avvento dell’era-post mercato, pubblicato da vari editori – tra cui Mondadori e Baldini&Castoldi]. Ilves ricorda che in quel libro “si sostiene che con una maggiore informatizzazione ci sarebbero meno posti di lavoro e questo, dal suo punto di vista, era terribile”. Ilves e molti dei suoi colleghi erano di diverso avviso...


E infatti agirono diversamente. E non solo loro...

Come accennato, l'Estonia è un Paese piccolo, dove abitano circa 1,4 milioni di abitanti. Finita la dipendenza dall'Unione Sovietica, crollato lo schema che aveva retto dal dopoguerra fino a inizio anni novanta, si aprivano per gli estoni nuovi orizzonti. Ma c'era anche molta paura.

Scrive Patrick Kingsley:

la diffusione dei computer avrebbe potuto contribuire a compensare rapidamente sia una forza lavoro limitatissima, sia la mancanza cronica di infrastrutture fisiche. Da allora sono trascorsi diciassette anni e Internet ha dato ben più di un semplice aiuto, tanto da essere strettamente intrecciato con l'identità dell'Estonia. Linnar Viik, docente e consulente del governo e, soprattutto, uomo il cui nome è quasi sinonimo in Estonia dell’ascesa del web, afferma:

“Per gli altri paesi, Internet è solo un altro servizio, come l'acqua del rubinetto, o la pulizia delle strade. Ma per giovani estoni, è qualcosa di più di un semplice servizio: è un simbolo della democrazia e della libertà”.


Il wi fi libero è ovunque: dalle nostre parti penso sia complicato camminare per non dico 100 miglia, ma 10 chilometri, e non perdere la connessione. E in Estonia?

la connessione wi-fi a internet è dappertutto e lo è da circa un decennio. Viik afferma di poter percorrere 100 miglia - dai colori pastello delle torri della Tallinn medievale fino alle guglie dell’Università di Tartu – senza perdere mai la connessione a internet.

“Ci siamo resi conto che se il governo voleva utilizzare internet, questo doveva essere alla portata di tutti. Così abbiamo costruito una vasta rete di punti di accesso pubblici a Internet per le persone che non potevano permetterselo a casa”.


Nel Paese dove è nata la tecnologia di Skype, internet è partito dalla scuola.

Il paese ha adottato un approccio simile a quello dell'istruzione. Nel 1997, grazie a una campagna condotta in parte da Ilves, uno sbalorditivo 97% delle scuole estoni avevano accesso a internet. Ora diversi servizi estoni sono gestiti principalmente attraverso l'internet.

E l'e-government è una realtà i cui primi esperimenti risalgono alle elezioni locali del 2005. Ma non solo:

Lo scorso anno, il 94% delle dichiarazioni fiscali sono state effettuate on-line, di solito in cinque minuti. Si può votare tramite computer portatile (alle ultime elezioni, Ilves lo ha fatto dalla Macedonia) e firmare documenti legali su uno smartphone. Le Riunioni di gabinetto avvengono senza l’uso di supporti cartacei già dal 2000.

I medici emettono prescrizioni solo per via elettronica, mentre nelle principali città è possibile pagare online i biglietti di autobus, parcheggi, e, in alcuni casi, addirittura una pinta di birra. Non male per un paese in cui, due anni fa, metà della popolazione non aveva linea telefonica.


La carta d'identità elettronica è uno dei pilastri del sistema:

Al centro del progetto estone c’è la carta d'identità, introdotta nel 2002. Nove estoni su dieci ne hanno una, e – inserendola nel computer – i cittadini possono utilizzarla per votare on-line, trasferire denaro e accedere a tutte le informazioni che lo Stato ha su di loro. Precisa Katrin Pärgmäe, che si occupa della sensibilizzazione del pubblico alla RIA, l'autorità internet del paese:

“Non c'è niente sulla carta d'identità in sé, perché questo potrebbe essere pericoloso se andasse perduta: essa dà solo l'accesso al database, se si digita il codice giusto”.

Per qualcuno una tale carta di identità avrà un che di violazione della privacy, una sorta di Grande Fratello. Ma molti estoni non la pensano così, dal momento che tale carta permette loro di tenere sotto controllo lo Stato e non il contrario. Chiosa Ilves, con un riferimento indiretto ai giorni in cui il KGB aveva un ufficio a Tallinn:

“Si potrebbe pensare che, data la nostra storia, potrebbero sorgere dei problemi. Ma mi sento molto più sicuro con un ID digitale: se oggi qualcuno accede ai miei file, viene identificato, mentre non potevo sapere un bel nulla su chi aveva accesso ai miei documenti cartacei”


Ma perché tutto questo è accaduto proprio in Estonia? Semplice: pensate al cellulare che avevate in tasca a metà anni novanta. Molto probabilmente era un Nokia. Nokia e altre aziende finlandesi all'epoca si appoggiavano a fornitori estoni. Lì avvenne un travaso tecnologico importante:

Per chi non è addentro alla questione, potrebbe non essere immediatamente chiaro perché l'Estonia ha potenziato Internet in modo molto più veloce rispetto ai suoi cugini baltici, Lettonia e Lituania. Tutti e tre hanno ottenuto l'indipendenza nello stesso periodo. Tutti e tre avevano necessità di soluzioni rapide per svecchiare le proprie infrastrutture in difficoltà. Ma per gli estoni, il motivo è semplice. L'Estonia ha una considerevole minoranza di lingua russa, ma la maggioranza etnica estone del paese piuttosto che slava o dell'Europa orientale, si sente nordica e già dai primi anni '90, questo significava avere la Scandinavia come punto di riferimento. Le imprese finlandesi e svedesi che hanno fatto investimenti in Estonia si aspettavano che le loro controparti estoni comunicassero via e-mail piuttosto che via fax. E ben presto sono stati i nuovi arrivati ad avere la meglio.

In un Paese per decenni sotto l'orbita dell'Unione Sovietica, ma che si "sentiva" più simile ai vicini scandinavi, l'infrastruttura web era anche una garanzia di libertà in caso di emergenze. Che genere di emergenze? Dice Viik:

“Avevamo paura che gli eserciti russi avrebbero potuto abbattere la torre della TV, chiudere la stazione radio centrale, o bloccare i giornali. Saremmo stati scollegati dal resto del mondo. Ma Internet poteva funzionare e così abbiamo capito che questo sarebbe stato un ottimo modo di restare in contatto con il mondo in caso di emergenza”.

Emergenze per le quali esiste un corpo volontario, un piccolo esercito della rete. La Cyber Defence League:

Ilves, il presidente dell’Estonia, poi illustra il Cyber Defence League, una rete di cento volontari che, tra le altre cose, si organizza come una sorta di esercito territoriale per un eventuale scontro futuro:

“Tradizionalmente nei paesi occidentali puoi avere un weekend per combattenti in cui i volontari vanno nel bosco e fanno il tiro al bersaglio. In Estonia, abbiamo un’unità di personale proveniente da banche e società di software che nel loro tempo libero, un giorno alla settimana, lavora su questioni informatiche”.

Via | Guardian

Foto | Flickr

[i passi di How tiny Estonia stepped out of USSR's shadow to become an internet titan sono tradotti da Roberto Russo]

  • shares
  • +1
  • Mail
5 commenti Aggiorna
Ordina: