#natoimparato - La storia di Facebook e Instagram

instaface facestagramTerza puntata di #natoimparato: una rubrica quotidiana che troverete in giro per i blog del network. Spiegherà come fare bella figura in situazioni nelle quali non sapete assolutamente nulla ma dovete dare l’impressione di essere preparati su un tema. Un manuale di conversazione da aperitivo, un bigino per spiegarla semplice a chi sa nulla o brancola nel buio: un bigino che troverete archiviato su Twitter seguendo l’hashtag #natoimparato. Avete un tema sul quale volete essere edotti? Chiedetecelo su Twitter!

Perché se ne parla? Notizia di ieri: Facebook si è comprato Instagram per la ragguardevole cifra di un miliardo di dollari. Bene: dubito che qualcuno là fuori non sappia cos'è Facebook, visto che in Italia siamo giunti alla considerevole cifra di 21 milioni di iscritti - nella Penisola siamo a circa il 35% della popolazione, neonati e centenari compresi - e il social network di Mark Zuckerberg è un fenomeno non da poco. Ma Instagram? In Italia siano a quota 25mila user, nel mondo a oltre 30 milioni. Cos'è Instagram? Un'app iOs e da poco anche Android che permette di fare foto sballate, ma d'effetto. Immagini dolcemente vignettate con un effetto retrò che fanno sentire tutti fotografi.

Cosa devi sapere? La divisione dei pani, dei pesci e dei milioni di dollari per i fondatori di Instagram. Del miliardo sborsato da Zuck, 400 milioni andranno a Kevin Systrom, fondatore di Instagram, 100 milioni finiranno nelle tasche del co-founder Mike Krieger, un restante centinaio di milioni di dollari sarà diviso tra i tredici dipendenti. Se la divisione fosse fatta esattamente sarebbero circa 7,6 milioni di dollari a dipendente. Ma i soldini per il signor Facebook non sono certo un problema: la sua creatura vale 102,8 miliardi di dollari [fonte: Bloomberg] e la quotazione in borsa si avvicina.

Cosa devi dire? Due paroline a tema bolla internet ci stanno. Potresti darti un tono citando questo pezzo del Guardian, che contiene tanto di decalogo su questa nuova internet bubble pronta e fare plop. Per cavartela più in fretta senza decalogo, puoi usare le parole di Sekai Furai, antropologa della Columbia University che da alcuni anni si dedica allo studio delle community in cui nascono le start up.

"Girano un sacco di soldi. L'idea che la tua idea possa essere la prossima grande idea è tangibile. C'è un'aria sempre molto eccitata". Potrebbe finire male? "Succede sempre".

Puoi fare un parallelo con la bolla speculativa immobiliare Usa che portò alla megacrisi degli anni scorsi: lì si partì dagli immobili prestigiosi, finendo a speculare su proprietà decisamente meno di valore. Allo stesso modo per ora sono i pezzi grossi ad attirare cifre enormi ma l'attenzione si allarga sempre più anche a società più piccine che dovrebbero farci pensare un po', quando spuntano valutazioni a troppi zeri. Almeno così la pensa Fred Wilson di Union Square Ventures, "veterano" che si è visto anche la bolla del 1999/2000 "Quando vedo una start up di due o tre persone valutata tra i 50 e i 100 milioni di dollari, penso che siamo al di fuori del campo del razionale".

Cosa non devi dire? Sminuire Instagram, dire che quelle foto fatte con le app di quel tipo sono roba da teenager melanconici, che sono delle non foto, che è roba da ragazzini: non lo sono. Basti pensare a Damon Winter: nel 2010 un suo reportage dall'Afghanistan - ma scattato con Hipstamatic, non Instagram... - finì sulle pagine di Lens, il blog di fotografia del New York Times. Qualcuno sostiene che non siano foto? Sbaraglia il tuo inavvertito compagno di cena o bevuta con i dati sul numero degli upload per tipo di fotocamera su Flickr. Niente Nikon o Canon in vetta, bensì iPhone 4. Qualcosa vorrà pure dire. Ti chiedono "cosa"? Corri a prendere un altro drink: io non ne ho la minima idea.

Come avere ragione? L'apocalittico piace sempre e di solito chiude i giochi: abbassa la serranda della discussione con la pacatezza e la rassegnazione tipiche dell'uomo o della donna che ne ha viste tante. Prima di alzarti dal tavolo insinua il dubbio: incendia i timori degli instagrammisti, ricordagli di FriendFeed o Gowalla, e di come l'acquisizione da parte di Facebook non abbia portato esattamente buoni risultati. Alternativa: solletica gli eventuali instagrammisti presenti con i problemi di privacy sulle foto che potrebbero sorgere con le policy di Facebook applicate a Instagram.

Foto | Flickr

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