Facebook sta potenziando le proprie funzioni di motore di ricerca


Facebook sta lavorando alacremente per rendere più credibili propri strumenti di ricerca, impiegando un team di sviluppatori specializzati, molti dei quali ex dipendenti di Google, compreso il leader Lars Rasmussen.

Rasmussen è una vecchia conoscenza, già coinvolto nella creazione di Google Maps e nello sfortunato ma affascinante Google Wave. Una volta accolto in seno a Facebook da Mark Zuckerberg stesso, l’ingegnere danese si è messo al lavoro per creare un nuovo motore di ricerca che superi l’attuale tool di Facebook, che è quasi inutilizzabile quando non si cercano persone o entità specifiche.

I piani di Facebook sembrano piuttosto scontati a questo punto. Il social network non perderà tempo a elaborare complessi algoritmi automatici che filtrano e “votano” i link come ha fatto Google. Il distacco tecnologico è troppo grande, ed in ogni caso Facebook finirebbe per irritare il partner commerciale Microsoft/Bing. Quello che Rasmussen certamente farà sarà capitalizzare l’interscambio di link che avviene a livello sociale, valutando i risultati in base al posizionamento geografico dell’utente, il numero di Mi Piace, il quantitativo di discussioni e condivisioni su luoghi, persone, prodotti, offerte commerciali.

Al giorno d'oggi se si cerca un buon locale nella propria città, ma senza entrare nello specifico, si viene sommersi da risultati inutili. Locali in mezza Italia o mezzo mondo, gente che lavora nell'ambiente oppure voci completamente casuali. In futuro invece i risultati porteranno a veri e propri consigli basati sulle preferenze di persone che vivono vicine a noi. Google sta cercando di creare qualcosa di simile, ma fatica non poco a conciliare gli automatismi efficienti, un design efficace nella presentazione dei risultati e le voglie e i capricci di utenti molto umani e poco accurati.

Quella di Facebook per la propria stessa natura dovrà essere una ricerca quasi interamente social, che dovrà compensare con espedienti il difetto di essere limitata a ciò che è popolare, vicino o (meglio) entrambe le cose. Ci sono miliardi di utenti possibili al mondo ma triliardi di pagine web e link, impossibile basarsi sull’utenza per catalogare le briciole o le notizie a scarsa diffusione. D’altro canto si tratta di un concetto facile da sfruttare, a suo modo potente ed incredibilmente invitante a livello commerciale.

Ci sono miliardi di dollari da guadagnare sul mercato degli ad collegati alle ricerche. Un search engine interno di Facebook tratterrebbe gli utenti più a lungo sul network e consentirebbe di affinare l’offerta pubblicitaria. Sarebbe un’ulteriore miniera d’oro, insomma, ed un’altro puntello su cui basare la miliardaria entrata in borsa del social network. La foto qui sopra ritrae la scrivania di Zuckerberg all’annuncio del “public offering” in febbraio: in molti hanno commentato sul box della ricerca di dimensioni maggiorate. Una sottile profezia, un proposito per il futuro?

Via | Venture Beat | Bloomberg Businessweek

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