Bitcoin potrebbe essere impiegato per le economie in via di sviluppo

BitcoinBitcoin, la controversa moneta virtuale apparsa già nel 2009, potrebbe essere utilizzata in Africa per aiutare le economie in via di sviluppo. È l’opinione di Rüdiger Koch, programmatore e consulente di Bitcoin: se in Occidente è stato piuttosto oggetto di speculazione, per il cd. terzo mondo il sistema avrebbe un ruolo strategico.

Rispetto ad altre monete virtuali, Bitcoin adotta una soluzione decentralizzata: in rete esistono delle banche per cambiare le valute internazionali in Bitcoin e i crediti possono essere acquisiti, utilizzando uno o più computer in rete, col mining — la generazione computazionale di Bitcoin. È un disastro, per i mercati occidentali.

Dal 2009 a oggi, le operazioni di speculazione su Bitcoin hanno portato il valore della moneta da $30 a $5 e le transazioni più ingenti sono state bloccate con accuse di truffa. Eppure, la comunità di Bitcoin non sembrerebbe conoscere la crisi: a margine dei mercati ufficiali, il sistema continua a crescere. Grazie all’open source.

Koch s’è recato in Africa per partecipare a una serie di conferenze sulle reti mobili: l’utilizzo di Bitcoin, in Kenya e Nigeria, potrebbe sopperire alla mancanza di centri per lo scambio delle valute. In quei Paesi, molte regioni sono lontane dall’urbanizzazione e i dispositivi portatili stanno diventando una risorsa fondamentale.

In Kenya, dove pochissimi individui dispongono d’un conto corrente, ha conosciuto un rapido successo M-Pesa (dallo swahili per “moneta”): è un sistema di pagamento in moneta virtuale dagli smartphone. Il prezzo di questi dispositivi continua a scendere, permettendo l’acquisto a un numero costantemente maggiore di cittadini africani.

Secondo Koch, l’utilizzo dell’applicazione di Bitcoin per Android costituirebbe un ulteriore passaggio di semplificazione delle transazioni. Ricevere e inviare denaro con Bitcoin richiederebbe soltanto uno smartphone e le operazioni potrebbero essere gestite da QR Code — stampati o visualizzati, per consentire le diverse scansioni.

Via | Technology Review

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