Julian Assange presenta la propria candidatura al senato australiano

WikiLeaks«Se non puoi sconfiggerli, alleati con loro»: Julian Assange – la “bandiera” di WikiLeaks – ha pensato qualcosa di simile, candidandosi al senato australiano. Detenuto in Inghilterra, aspettando un’estradizione in Svezia (dov’è indagato per stupro), Assange ha consultato la legge elettorale e ha deciso di “correre” per l’Australia.

Reduce da un boicottaggio istituzionale, nella pubblicazione delle e-mail di Stratfor, WikiLeaks è sempre più una piattaforma per difendere la libertà di Assange. Già paragonato a Nelson Mandela e Tayyip Erdogan, il fondatore di WikiLeaks non è stato condannato in via definitiva ed è eleggibile al senato del proprio Paese d’origine.

Personalmente, più che a Mandela penserei a Beppe Grillo — paragonando il ruolo di Assange alla situazione politica italiana. Nella migliore delle ipotesi, da tribuno della plebe diventerà un voto in parlamento. Nella peggiore, si limiterà a evitare la detenzione in Svezia: rievocando un’altra pessima abitudine dei nostri politici.

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