Amit Singhal, Vice Presidente di Google: “Presto un search engine più umano”


Si parla da anni di “web semantico” e Google intende muovere con più decisione in tale direzione, allo scopo di rendere più comprensibili agli esseri umani i risultati che il suo motore di ricerca presenta nelle sue pagine. Finora lo sforzo era quello di elencare i siti web in base alla rilevanza e alla popolarità degli stessi, giudicando traffico e contesto e - in gran segreto - elaborando algoritmi che sconfiggessero chi cercava di fare il furbo per creare visite dal nulla.

Secondo il Wall Street Journal, Google ha iniziato a cambiare strada, non solo negli algoritmi ma anche nella presentazione grafica. Amit Singhal (nella foto), Vice Presidente e manager di punta del settore search engine di Google, ha comunicato in una recente intervista che il metodo basato sulle parole chiave già ora usato dal motore di ricerca non verrà rimpiazzato, ma sarà aiutato da una lista in perenne espansione di “entità”. Cose, persone, oggetti, luoghi stanno già venendo catalogati e divisi in “qualità” da un paio d’anni a questa parte.

La ricerca semantica assocerà i dubbi dei navigatori alle informazioni di queste liste. Cercando informazioni su un lago, per esempio, Google comunicherà subito quello che sa a riguardo del posto: altitudine, profondità, temperatura, salinità, posizione su Google Maps, ecc. Di fronte ad una domanda più generica (per esempio "I laghi più grandi del mondo"), Google cercherà di dare una risposta invece di una lista di risultati web e pagine di Wikipedia.

Secondo Singhal questo metodo somiglia di più alla maniera con cui gli esseri umani vedono il mondo. Normalmente “[…] incrociamo le dita e speriamo che ci sia una pagina web con la risposta”. Insomma, si tratta di fornire un’alternativa a chi ritiene che per informarsi su quello che accade in un dato momento sia meglio affidarsi a Twitter, per conoscere i dettagli di qualcuno sia il caso di guardare il suo profilo di Facebook o per sapere in fretta dove si trova un negozio di pannolini si debba chiederlo (a voce) a Siri.

Google si sente tagliato fuori da questi metodi in tempo reale che sfruttano l’umanità, reale o simulata che sia, per mettere a proprio agio l’utente e stabilire un contatto con esso. Sfruttato ormai da anni come un semplice tool, Mountain View cerca maniere per aumentare la permanenza degli utenti sulle sue pagine - E, non ho alcun dubbio in merito, un nuovo metodo per servire la pubblicità su un piatto d’argento.

Difficile dire come cambierà l’aspetto del motore di ricerca di Google, adesso come adesso. Un’idea però ce la possiamo fare esaminando un acquisto che la compagnia ha fatto proprio 2 anni fa: lo startup conosciuto come Metaweb, che elencava 12 milioni di soggetti come celebrità, film, libri. Molto meno dettaglio di Wikipedia, intendiamoci, ma una copertura a tappeto che è stata espansa a 200 milioni di soggetti, anche grazie ad un potente lavoro di automatizzazione dell’organizzazione delle informazioni.

Via | Wall Street Journal | Bloomberg

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