Homeless Wi-Fi: ad Austin, Texas, i senzatetto vengono trasformati in hotspot wireless


Ha fatto molto discutere la campagna marketing/opera di beneficenza di una compagnia pubblicitaria chiamata BBH: Homeless Hotspots, senzatetto equipaggiati per fornire accesso wireless ad Internet.

All’SXSW Interactive, un festival-conferenza sulle tecnologie emergenti che si tiene annualmente a Austin, Texas, alcune persone dall’aria strana si aggiravano: uomini e donne con una tshirt bianca che recitava scritte come questa “Ciao, sono Clarence, sono un hotspot 4G, SMS HH Clarence TO 25827 per l’accesso”.

Ciascuno di questi hotspot umani era un senzatetto equipaggiato con un MiFi Samsung Novatel 4G, un router portatile che estende a qualche metro un campo Wi-Fi basato su rete cellulare, e la donazione suggerita era di $2 per ogni 15 minuti, anche se - obbligo di donazione a parte - non era in realtà necessaria una somma fissa. I soldi andavano direttamente al senzatetto, e l’idea di BBH era quella di proporre un servizio moderno ed alternativo alla vendita di quotidiani, un’abitudine diffusa anche dalle nostre parti.

Chiaramente le discussioni sull’effettivo merito dell’iniziativa non si sono fatte sprecare. Sebbene BBH abbia certamente avuto ragione a far parlare chi non ha voce, le implicazioni sul piano umano sono davvero deprimenti. Di fatto i senzatetto sono stati trasformati da esseri pensanti, reali, a semplici infrastrutture, qualcosa che riesce ad andare persino al di là dell’oggettificazione di un individuo. Homeless Hotspots sembra quasi far credere che il problema dei senza fissa dimora fosse che finora non potevano essere trasformati in una fonte di guadagno, o di servizi utili.

Insomma, le critiche sono reali e sono centrate sul problema, ma comunque ignorano giocoforza un’altra realtà: la campagna ha fatto parlare di sè, e soprattutto ha fatto conoscere dei senzavoce. Che ci sia una certa carica di cinismo da parte dei promotori è quasi scontato: a quanto pare nella nostra società è quasi impossibile promuovere una causa senza rasentare lo sfruttamento o strumentalizzarne i soggetti.

E' importante ricordare che questa era una campagna appena fuori dagli hotel in cui stavano i giornalisti, scrive Laura June di The Verge, c’era un’orda di homeless che nessuno notava o badava. Nessuno di loro era 4G.

Via | Wired | ReadWriteWeb

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