Il governo inglese e la pressione segreta sui search engine a favore delle Major


Secondo le indiscrezioni di James Firth, consulente sul data management della Dalton Firth Ltd. ed attivista liberal, il governo inglese sarebbe responsabile di pressioni segrete e tentativi di accordo sottobanco con i motori di ricerca, il tutto a favore dell’industria musicale.

Firth sostiene che Edward Vaizey (nella foto), Ministro della Cultura, sia il principale sostenitore di una politica che favorisce la repressione attiva e il sostegno dei cartelli di monopolio della musica e dei contenuti soggetti a copyright. Dopo che il Digital Economy Act ha subito una resistenza incredibile tanto presso il mondo dell’industria tecnologica quanto presso l’utenza inglese, Vaizey ha cambiato rotta, ma non il proprio scopo finale. Adesso la strategia seguita consiste nel trasformare i motori di ricerca in poliziotti agli ordini dell’industria musicale.

Ad un meeting organizzato con esponenti dei principali search engine, Vaizey ha proposto la creazione di un sistema basato su una lista nera e una lista bianca. Il sistema è presto descritto: nei piani del ministro si dovrebbero elencare nella lista nera tutti quei siti che le major discografiche accusano di violare il copyright, allo scopo di farli sparire per sempre dai risultati di ricerca. Nelle lista bianca, viceversa, andrebbero elencati quelli che alle Major piacciono, per promuoverli in cima ai risultati di ricerca. A stilare gli elenchi sarebbe la stessa industria della musica, tanto per essere chiari.

Le conseguenze di questo sistema sono facili da prevedere. Tutti i nemici delle Major spariscono senza un processo e neppure alcun controllo da parte di un qualsiasi organo neutrale. Nella lista bianca invece compaiono gli “amici”, coloro che sono disposti a pagare per esserci.

Posti di fronte a questo piano, fa sapere la fonte di James Firth, i motori di ricerca hanno espresso il loro disaccordo: dopo aver passato anni ad affinare la propria credibilità nei confronti degli utenti, drogare completamente il risultato con una “lista bianca” sarebbe decisamente controproducente. Il Ministro Vaizey pare non l’abbia presa bene, al punto di essere giudicato “clearly surprised if not a little upset”, che nel classico understatement inglese probabilmente significa “davvero arrabbiato”: ha accusato i motori di essere “retrogradi”, e di non “avere proposte costruttive”.

Ed Vaizey non sembra nuovo alle minacce, e pare che abbia confrontato molte delle industrie Internet nazionali e multinazionali invitandoli a “agire [nei confronti delle infrazioni del copyright] o affrontare delle conseguenze legislative [che verranno discusse in parlamento]”. Quello che stupisce ed inquieta di più in questa storia è il tentativo di segretezza e gli accordi sotto banco tra governi e lobby, che cercano di ottenere un controllo totale su un mercato ben sapendo quanto la volontà popolare sia contraria a simili repressioni private e prive di controllo indipendente.

Foto | Flickr
Via | Watching over the pipes - Jason Firth's Blog

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