L’integrazione del web sulla TV è, attualmente, il “secondo” schermo

MisoSe internet «non ha danneggiato» la TV, è altrettanto vero che i telespettatori non s’accontentano più delle limitate funzioni interattive promesse dalla televisione. Anziché optare per una costosa Internet-Connected TV (ICTV), però, gli utenti preferiscono accostare un “secondo” schermo al televisore: un computer o uno smartphone.

Negli Stati Uniti, come in Italia, l’interattività dei Set-Top Box (STB) non è decollata. Le ICTV non sono ancora mainstream, eppure gli spettatori esprimono l’esigenza d’intervenire nella comunicazione frontale offerta dal tubo catodico. La soluzione è quella delle applicazioni web, disponibili per un elevato numero di dispositivi.

La società di statistica Nielsen, infatti, sottolinea l’aumento degli individui che – mentre guardano la televisione – utilizzano un “secondo” schermo per interagire in qualche modo sui contenuti. Servizi come Miso, un social network per condividere quanto si guarda alla TV, sono diventati piuttosto popolari anche nel nostro Paese.

Miso, nello specifico, permette di guadagnare dei badge – un po’ come avviene su Foursquare – a seconda di ciò che si guarda: film e serie televisive hanno delle pagine dedicate allo show e ai singoli episodi per commentare lungometraggi e puntate con gli altri utenti. È una possibilità che dovrebbe essere integrata nei televisori.

Le piattaforme alternative si sprecano: ad esempio, Tunerfish… che notifica via e-mail o sullo smartphone il palinsesto dei programmi televisivi negli Stati Uniti. La percentuale dei telespettatori statunitensi che utilizzano simili applicazioni è del 40%, una cifra particolarmente consistente e destinata a crescere anche in Italia.

L’atteggiamento dei broadcaster televisivi nei confronti del web, invece, è “freddino”: nel nostro Paese, recentemente, soltanto il varietà di Fiorello e X Factor 5 hanno invitato a commentare le puntate su Twitter. Almeno, tra i programmi che ho seguito in prima persona. La fusione delle due esperienze è inevitabile, ma prematura.

Via | The New York Times

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