Il Wall Street Journal denuncia: "Google spiava gli utenti di Safari"

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L'accusa è pesante: per diversi mesi Google ed altre aziende del settore pubblicitario hanno violato la privacy di milioni di utilizzatori del browser Safari - su Mac, iPhone e iPad - monitorando le loro abitudini grazie ad uno speciale codice in grado di bypassare il blocco dei cookie di tracciamento abilitato di default sul browser made in Apple. Safari, infatti, blocca in maniera automatica l'installazione di cookie da terze parti: la scelta di abilitare questa funzione spetta agli utenti e visto che la maggior parte di essi era all'oscuro di questa possibilità, Google ha trovato il modo di aggirare questo blocco.

L'azienda - lo ha scoperto il ricercatore dell'università di Stanford Ashkan Soltani e lo ha denunciato pubblicamente il Wall Street Journal - ha inserito in 22 dei 100 siti più visitati al Mondo (tra cui YouTube, Aol e NYTimes) dei banner pubblicitari contenenti un codice in grado di sfruttare una scappatoia nelle impostazioni di Safari: se è vero che il browser blocca la maggior parte dei cookie, è altrettanto vero che fa un'eccezione per quei siti internet con cui l'utente interagisce in qualche modo, ad esempio compilando un form.

Il codice inserito da Google negli annunci faceva credere a Safari che l'utente stesse compilando un form invisibile, ottenendo così il privilegio di installare un cookie sul telefono o sul computer. Un cookie temporaneo della durata di 12-24 ore, quanto bastava per sfruttare un'altra caratteristica di Safari: il browser di Apple, infatti, permette alle aziende di aggiungere ulteriori cookie dopo l'installazione del primo. Ed ecco così il tracciamento a lungo termine.

Vista la gravità dell'accusa, Google è subito intervenuta sulla questione. In un comunicato firmato da Rachel Whetstone, Senior Vice President of Communications and Public Policy, si legge:

Il Wall Street Journal ha dato un'interpretazione negativa di cosa è successo e del perché. Abbiamo usato una funzionalità conosciuta di Safari per fornire agli utenti collegati a Google una caratteristica che questi avevano già abilitato. Abbiamo creato questo link di comunicazione temporanea tra Safari e i server di Google in modo che le informazioni ricevute fossero del tutto anonime e che ci fosse una barriera tra le informazioni personali degli utenti e il contenuto online visitato. […] Non abbiamo comunicato che questo sarebbe successo ed abbiamo già iniziato a rimuovere questi cookie pubblicitari. E' importante ribadire che questi cookie non hanno mai raccolto le informazioni personali degli utenti.

Se da un lato questo comunicato è servito per tranquillizzare gli utenti, dall'altro Google ha dato prova di aver messo in atto ancora una volta una pratica di dubbia trasparenza, stavolta insieme ad aziende come Media Innovation Group, PointRoll e Vibrant Media. Le prime due, al momento, hanno preferito non commentare la questione, mentre Vibrant Media ha definito tale pratica una "soluzione per far lavorare Safari come tutti gli altri browser".

Apple, da parte sua, si è soltanto limitata a dichiarare di essere già al lavoro per "fermare questa elusione delle impostazioni della privacy di Safari". La questione, è facile immaginarlo, non finisce qui.

Via | The Wall Street Journal

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