Google: approvato l'acquisto di Motorola da entrambe le rive dell'Atlantico


E’ un affare da 12,5 miliardi di dollari ed ha scosso i mercati: sto ovviamente parlando dell’acquisto di Motorola da parte di Google. Ora che la corporation ha ricevuto il benestare da USA e Europa, c’è tutto il necessario per appropriarsi di 17.000 brevetti, del know-how della distribuzione su vasta scala e di tutte le strutture di produzione, cose immensamente utili ora che Google è entrato nel mercato dell’hardware.

Chiaro, l’idea che Google possa mettere le mani su una delle più grandi collezioni di patent di telefonia mobile del mondo ha spaventato molte autorità e ancor più i concorrenti. Nel passato recente il tentativo dell'azienda di acquisire Nortel era fallito, sconfitto da un consorzio capitanato da Apple e comprendente anche Microsoft e Sony. Non c’è stata alcuna possibilità di impedire a Google di “ripiegare” su Motorola, anche se il punto di vista delle autorità europee è di cautela e sospetto:

“Questa autorizzazione alla fusione non significa che è cessata la preoccupazione di vedere Google abusare dei patent, ora che ne è diventato proprietario. Potrebbe collegare alcuni brevetti alla sua piattaforma Android in modo inscindibile, per esempio. Questo è ciò che temiamo: di dover aprire alcuni nuovi casi in futuro. Questa preoccupazione non è un motivo sufficiente per bloccare l’operazione, ma resteremo vigili.” Queste sono le parole del Commissario Europeo per la Concorrenza Joaquin Almunia.

Ora a Google mancano ancora poche tessere del mosaico per chiudere l’affare. Manca l’approvazione di Israele, Taiwan e soprattutto della Cina, che ha tempo fino al 20 marzo per ratificare l’acquisto o essere costretta a dare il via ad una terza parte di indagini sull’affare. Dal canto mio ho trovato molto interessante notare come i commissari europei e statunitensi sembrassero bramare ardentemente un motivo per impedire queste “nozze”. In passato Microsoft ed Apple hanno espresso un impegno esplicito: evitare di emettere ingiunzioni e richiami ai competitor per l’uso di brevetti considerati “essenziali” ad un mercato. Google dal canto suo non si è mai impegnato in nessuna dichiarazione a riguardo. Forse è questo atteggiamento a fomentare grossi dubbi nelle autorità di mezzo mondo.

Foto | Flickr
Via | Reuters | Ars Technica

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