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Il tribunale le ha ordinato di decrittare il portatile, ma lei "ha dimenticato la password"

Pubblicato: 07 feb 2012 da Francesco L.

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A Ramona Fricusu, una cittadina del Colorado, è stato ordinato di rivelare il contenuto del proprio portatile, affinchè l’accusa del processo in cui è coinvolta potesse usare i file contro di lei. Negli Stati Uniti la legge (sotto forma del Quinto Emendamento) garantisce ai cittadini il diritto di non auto-incriminarsi, ma il giudice distrettuale ha sancito che in questo caso le norme in questione non sono valide.

L’avvocato di Ramona non s’è certo perso d’animo e per salvare la donna ha invocato una delle situazioni più tipiche per chiunque bazzichi con i computer: “La mia cliente ha dimenticato la password” ha comunicato il legale, “E’ davvero probabile che se la sia scordata. Al momento non mi è neppure chiaro se la mia cliente è colei che è l’originario responsabile del processo di crittografia dei dati presenti sul laptop, e ne consegue che non sono certo che sia in grado di decrittarli”. Non serve un tribunale americano per ammettere che dimenticare una password, specie una di quelle “aziendali”, è davvero facile ed completamente plausibile.

Nonostante i toni quasi farseschi dell’affermazione, che potrebbero farci ridere sotto i baffi, il problema per il giudice ora è concreto. La Corte Suprema americana non ha mai affrontato la questione e queste “ordinanze di decrittazione” sono state molto infrequenti, con ripercussioni ancora poco chiare. Se questa “dimenticanza” risulterà essere la dichiarazione ufficiale dell’imputata, il giudice sarà costretto a stabilire senza alcun elemento di prova se la donna mente oppure no, una situazione che qualsiasi giudice americano cerca di evitare come la peste. Se la donna fosse sul serio incapace di decrittare il disco, infatti, non potrebbe essere arrestata per il suo rifiuto di cooperare.

Del resto, se davvero il portatile Toshiba che è oggetto del contendere è l’unica prova disponibile all’accusa, allora l’imputata dal proprio punto di vista fa davvero bene a “dimenticare” la password, anche a costo di subire i sei mesi di carcere che sono il massimo che la legge americana assegna a chi non collabora in un processo. Il precedente che si andrà a creare con questo caso avrà sicuramente delle ripercussioni sui casi futuri.

Via | Wired
Foto | Flickr

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11 commenti

Commenti dei lettori

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  • Utente qualunque

    07 feb 2012 - 16:23 - #1
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    Faccio solo presente che, mentre in Italia il diritto di difendersi include anche la possibilità di mentire in un processo, negli USA no. Dire il falso è considerato un crimine.

  • Bor

    07 feb 2012 - 16:35 - #2
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    Si sa niente del software che è stato utilizzato per crittografare il portatile?

  • asdadsdas

    07 feb 2012 - 17:58 - #3
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    @2 no ma ti consiglio truecrypt

  • Profilo di matte

    matte

    07 feb 2012 - 18:19 - #4
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    XKCD docet ( http://xkcd.com/538/ )

  • bejelit

    07 feb 2012 - 20:13 - #5
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    @matte +1!!!!
    drogatela e colpitela con la chiave del 60 fino a quando non la rivela!

  • utente non qualunque

    07 feb 2012 - 20:59 - #6
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    Utente qualunque ciò che dici è falso: sviare le indagini è un reato nel nostro ordinamento.

  • goo

    07 feb 2012 - 21:41 - #7
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    Molto più semplicemente basta un sistema con cryptkey su scheda SD o simili e affermare che si è danneggiata o che se l’è mangiata il cane.

  • Profilo di ice

    ice

    08 feb 2012 - 09:25 - #8
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    @ #7
    ti faccio notare che il paventato rischio potrebbe effettivamente accadere…e quel punto per tutelarti dovresti avere un clone della sd nascosto da qualche parte…..
    .
    cmq sia allo stato attuale non esistono quasi sitemi di criptzione che non siano aggirabile tramite bruteforce da un computer abbastanza potente
    Diventa solo una questione di tempo

  • asdadsdas

    08 feb 2012 - 13:56 - #9
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    @8 ma che stai dicendo? prova a decriptare il mio ssd criptato a cascata con serpent, twofish e aes con sha 512.
    usando un supercomputer della nsa penso che vogliano almeno una ventina di anni ad occhio… e dovresti dedicarlo solo a fare quello…

  • Profilo di volf

    volf

    08 feb 2012 - 20:14 - #10
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    Il problema della decrittazione è che deve essere fatto con il consenso della imputata. Se il giudice chiedesse al proprio pool informatico di decrittare i dati, essi non potrebbero essere utilizzati nel processo perchè carpiti violandone la privacy dell’imputata (ovvero rubati). Solo in caso di terrorismo la legge americana prevede qualsiasi mezzo per ottenere prove contro l’imputato. In italia non è consentito mentire durante un processo poiche prima di deporre si giura sulla Costituzione Italiana di 2dire tutta la verità e nient’altro che la verità”.

  • gabibbo_

    10 feb 2012 - 00:43 - #11
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    Non facciamo confusione.
    In Italia, la persona sottoposta a procedimento penale (e solo a questo) ha DIRITTO di non incriminarsi con sue dichiarazioni, e tale diritto giunge all’estremo della non punibilità di dichiarazioni false in quanto tali. In ambito civile invece, le parti del giudizio non hanno diritto né di tacere né tantomeno di mentire.
    Un’altra cosa è sviare le indagini, ossia mettere in opera artifici che portino alla costruzione di quadri probatori ingannevoli. Questo è punibile, perché si va oltre la difesa “passiva”, c’è un fatto specifico che consiste nell’attentare al funzionamento della macchina giudiziaria.
    Il testimone invece, ha sempre il dovere di dichiarare la verità.
    A favore del testimone non esiste alcun diritto specifico a occultare alcunché, e il perché è chiaro: il testimone non difende se stesso, racconta solo fatti alla cui responsabilità è estraneo.
    Il testimone non ha neppure il diritto di tacere, deve dire tutto ciò che sa. Ci sono peraltro alcune eccezioni: il parente/familiare convivente, il ministro di culto, il medico, l’avvocato, che possono tacere, ma non mentire.
    A dispetto poi di quel che si crede, in Italia i testimoni non giurano.
    Il perché è legato a una successione di sentenze della Corte Costituzionale che ha affrontato il tema del conflitto tra la libertà religiosa (valore costituzionale) e i doveri del testimone (che rispondono a un altro valore costituzionale). Ne è nata così una formula “neutra”: «Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza» è chiamata “dichiarazione” e non giuramento, e viene prestata leggendo un foglietto: la Costituzione resta nelle pagine dei codici….