Dick Costolo, CEO di Twitter, parla della censura e di Google

Dick Costolo

Non è bastato un post sul blog ufficiale per fermare le polemiche nate a seguito della notizia dell'adozione, da parte di Twitter, del nuovo sistema di filtraggio di utenti e tweet in base alla provenienza geografica. Con proteste più o meno velate gli utenti del social network si sono fatti sentire. Ora Dick Costolo, CEO di Twitter, ha deciso di intervenire personalmente per spiegare il motivo di tale scelta e, vista l'occasione, per fare chiarezza anche su altri aspetti.

Non c'è stato alcun cambiamento nella nostra policy. Quello che abbiamo annunciato è stata la possibilità che ora abbiamo di lasciare un contenuto visibile al più alto numero di utenti nel Mondo aderendo, allo stesso tempo, alle leggi locali. Quando riceviamo un ordine legale, ci impegniamo affinchè quel contenuto resti disponibile per gli utenti che non vivono in quel determinato Paese, non cancelliamo nulla.

Costolo, poi, si è soffermato brevemente sulle proteste contro lo Stop Online Piracy Act (SOPA) e il Protect IP Act (PIPA), le due norme statunitensi ora bloccate dal Congresso e, in particolare, sul fatto che Twiter non abbia aderito al blackout del 18 gennaio scorso: "Ci sono stati 3,9 milioni di tweet quel giorno dedicati a SOPA e PIPA. Quando hai un'amplificatore come questo, non togli semplicemente le batterie dal microfono".

Peter Kafka, il giornalista che ha effettuato l'intervista, non si è lasciato scappare l'occasione di chiedere a Costolo un commento sulla recente diatriba pubblica tra Twitter e Google circa l'inclusione del primo nella nuova ricerca social del secondo:

Oggi circa 900 persone lavorano a Twitter e di questi, me incluso, almeno 80-90 vengono proprio da Google. Abbiamo sempre guardato a Google come la luce splendente sulla collina. Crediamo che se gli utenti cercano cose come @itunes o se vedono un hashtag su un cartellone e si rivolgono a Google per cercare spiegazioni al riguardo, dovrebbero poter trovare dei risultati. Quando all'accesso ai dati, Google ci indicizza più di 100 milioni di volte al giorno e il Googlebot ha oltre tre miliardi di pagine. Insomma, hanno tutti i dati di cui hanno bisogno per includerci, solo che non siamo riusciti a raggiungere un accordo sui dettagli.

E, in effetti, era stata proprio Google a sottolineare il mancato raggiungimento di un accordo. Chissà se prima o poi, per la gioia degli utenti, le due aziende decidano di riprovarci. Nel frattempo, se volete provare una ricerca sociale completa, c'è Focus On The User che vi aspetta.

Foto | AllThingsD

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