
Non si può negare che le nuove caratteristiche introdotte da Google nel suo motore di ricerca favoriscano in modo piuttosto spudorato il neonato Google+, riuscito a conquistare in pochi mesi di vita quasi 70 milioni di iscritti, poco rispetto agli oltre 300 milioni di utenti Twitter e ai quasi 900 milioni di Facebook. Integrare così prepotentemente Google+ nei risultati di ricerca di Google andrà senza ombra di dubbio a penalizzare gli avversari.
E se Facebook ha preferito non commentare la mossa dell’azienda di Mountain View, Twitter ha ritenuto opportuno intervenire con un duro e condivisibile comunicato firmato dal direttore delle comunicazioni dell’azienda, Matt Graves:
Per anni le persone hanno fatto affidamento su Google per i risultati più rilevanti tutte le volte che avevano bisogno di trovare qualcosa su Internet. Il più delle volte volevano saperne di più di eventi mondiali e notizie dell’ultim’ora. Twitter è emerso come fonte vitale per questa informazione real-time, con oltre 100 milioni di utenti che ogni giorno compongono 250 milioni di tweet su qualunque argomento. Come abbiamo visto in più occasioni, le notizie si diffondono prima su Twitter; come risultato, i tweet e gli account di Twitter possono spesso essere considerati i risultati più rilevanti. Temiamo che i cambiamenti di Google possano rendere più difficile per tutti trovare queste informazioni. Crediamo che sia un male per le persone, gli editori, le agenzie di stampa e gli utenti di Twitter.
In molti sembrano condividere queste parole. Tra i tanti c’è anche John Battelle, fondatore e presidente della Federated Media Publishing, che in un post sul suo blog ufficiale ricorda i tempi in cui Google era un giocatore neutrale che iniziava a farsi strada nel mondo del Web, mentre il venture capitalist MG Siegler si è chiesto come mai l’Antitrust non abbia avviato subito un’indagine dopo l’annuncio fatto da Google.
La risposta di Google, in parte, è arrivata. In una mail inviata a FastCompany un portavoce dell’azienda ha dichiarato:
Come sempre il nostro scopo è fornirvi i risultati più rilevanti e completi. E’ per questo motivo che da anni stiamo lavorando per la ricerca sociale, per aiutarvi a trovare le informazioni più rilevanti da parte dei vostri amici e delle vostre connessioni sociali, non importa da che sito provengano quei contenuti. Google, però, non ha accesso a tutte le informazioni che si trovano in determinati siti, quindi non ci è possibile portare quei contenuti in superficie.
Le polemiche, c’è da giurarci, non finiscono qui. Voi come la pensate?
Via | The Next Web
Teo187
11 gen 2012 - 12:23 - #1Il “problema” google+ è nato dal comportamento di facebook e twitter, i quali non rendono disponibili le informazioni che hanno ai vari motori di ricerca. Per questo google si è mossa, creando un suo network. Conoscendo le politiche aziendali, mi sento di escludere che se twitter / facebook / altri adottano politiche più accessibili, allora avranno un trattamento “alla pari” rispetto a google+.
lbp81
11 gen 2012 - 12:27 - #2@1
sono d’accordo con te. E infatti Google si è detta aperta alla collaborazione con gli altri social network, a patto che questi, come dici tu, adottino politiche più accessibili.
j4mes
11 gen 2012 - 14:02 - #3@1
Che poi, è stata twitter stessa a non rinnovare l’accordo sulla ricerca “realtime”, disattivata l’anno scorso. Continuando ad essere presente su bing.
Questa nuova ricerca funziona solo se si registrati a g+, e in più non è obbligatoria. Si può decidere se usarla o no. Non vedo quindi come determinate persone possano chiedere all’Antitrust di avviare un’indagine .
Un’indagine per cosa?