Facebook entra in borsa tra aprile e giugno del 2012 a $100 miliardi

Facebook CreditiL’entrata in borsa di Facebook è oggetto di grande interesse da parte degli investitori: non esiste ancora una data ufficiale, ma i bene informati sostengono che Mark Zuckerberg avrebbe pianificato il debutto del social network a Wall Street tra l’aprile e il giugno del 2012. Facebook è una delle società più refrattarie al mercato.

Normalmente negli Stati Uniti le società entrano in borsa con una Initial Public Offering (IPO) quando possono raggiungere un valore attorno a $100 milioni di ricavi. Facebook dovrebbe superare i $4 miliardi. Tuttavia, il social network è negli obiettivi di Goldman Sachs da più d’un anno: quotarsi a Wall Street sarebbe determinante.

Zuckerberg, complice la crisi internazionale, preferirebbe mantenere privata la società il più a lungo possibile. In aprile, però, Facebook supererà il limite di cinquecento azionisti che negli Stati Uniti impone la pubblicazione dei bilanci. Non esiste l’obbligo d’entrare in borsa, ma superare quella data sarebbe controproducente.

Perché un tale interesse sull’ingresso del social network a Wall Street? Anzitutto, l’IPO di Facebook sarebbe la più ingente in assoluto per il NASDAQ, una delle tre più consistenti per gli Stati Uniti e fra le prime tredici al mondo. L’offerta pubblica iniziale s’aggirerebbe attorno a $10 milardi: quella di Google è stata di $1,9.

Per fare un esempio più concreto, Facebook acquisirebbe più o meno lo stesso valore di AT&T: una delle società emerse dalla diffusione del broadcasting radiofonico statunitense, oggi conosciuta soprattutto per la telefonia mobile e la connettività internet. Il grosso problema è che, a differenza di AT&T, Facebook non produce nulla.

Mentre AT&T ha più di 260.000 dipendenti soltanto negli Stati Uniti, Facebook ne conta ca. 2.000 in tutto il mondo. AT&T realizza impianti fotovoltaici, reti in fibra ottica, ripetitori per la telefonia mobile, ecc.: Facebook guadagna esclusivamente grazie alla pubblicità ed è finanziata da investitori privati. Non ha controvalore.

La situazione ricorda quanto è accaduto undici anni fa con la bolla speculativa del NASDAQ e il crollo della new economy. L’ingresso di Facebook in borsa rievoca il disastro di Wall Street del 2000: una repentina impennata delle azioni del social network potrebbe trasformarsi in una caduta altrettanto rapida. Ma chi la sosterrebbe?

Zuckerberg non potrebbe certo rimborsare gli investitori, né il governo statunitense autorizzerebbe un’elargizione miliardaria ai privati e il contesto economico occidentale non suggerisce una facile ammortizzazione di eventuali ammanchi. Insomma, la borsa è deleteria per Facebook, almeno quanto lo è il social network per i mercati.

La tesi per la quale il mercato sarebbe in grado d’auto–tutelarsi dalla speculazione non regge. Tanto gli Stati Uniti, quanto l’Europa e l’Italia devono fronteggiare una crisi economica generata dal rapporto tra le banche, le borse e i conti pubblici. Tutt’al più, grazie all’IPO potrebbero guadagnare gli azionisti di Goldman Sachs.

Via | The Wall Street Journal Online

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