Max Mosley fa causa a Google: "deve censurare i risultati sulle mie presunte orge"

Max Mosley

L'ex presidente della FIA Max Mosley ha appena annunciato che farà causa a Google in Francia e Germania sperando di riuscire ad ottenere la censura dei risultati di ricerca che riguardano le sue presunte orge sado-masochiste, scoperte e diffuse dal quotidiano inglese News Of The World nel 2008 e subito rimbalzate da una parte all'altra del web. Ancora oggi cercando "max mosley" in Google molti dei risultati includono le immagini del 71enne in compagnia di prostitute in uniformi naziste.

Quei risultati devono essere tolti, chiede Mosley: "Il problema fondamentale è che Google può impedire che quei risultati compaiano ma non vuol farlo per una questione di principio. I motori di ricerca sono davvero pericolosi". A quanto pare Google, in seguito a precedenti sollecitazioni di Mosley, ha già rimosso decine di riferimenti ad affermazioni diffamatorie, ma non ha toccato in nessun modo le notizie relative allo scandalo.

L'azienda di Mountain View rimuove link a specifiche pagine web solo e soltanto se queste vengono dichiarate illegali da un tribunale. Lo ha confermato un portavoce di Google: "i risultati delle ricerche riflettono le informazioni disponibili in miliardi di pagine su internet. Noi non possiamo né vogliamo controllare quello che altri scrivono online. Solo nel caso in cui una specifica pagina viene giudicata illegale da un giudice possiamo rimuoverla dai nostri risultati di ricerca".

Mosley non ha in mano nessun ordine del tribunale, ma sembra intenzionato ad andare avanti lo stesso. Chiede la rimozione del materiale presente su 193 siti nella sola Germania e annuncia che è pronto ad avviare azioni legali in ben 22 Paesi. Se la questione non si risolverà in Europa, l'ex presidente della FIA porterà la causa direttamente in California, dove ha sede l'azienda.

Va da sé che si tratta di una censura bella e buona che ha lo scopo di ripulire il nome del diretto interessato. Le critiche da parte di attivisti che si battono per la libertà di parola non sono tardate ad arrivare. Padraig Reidy, news editore dell'Index on Censorship, ha dichiarato:

I motori di ricerca non sono degli editori e non possono essere ritenuti responsabili di quello che si trova in internet. Se dovessero essere riconsciuti responsabili, si andrebbe a cambiare il fatto che il web è uno spazio libero che ha cambiato il modo in cui viviamo.

Ma questo a Mosley non importa. Per lui internet è "una sorta di west selvaggio con le sue regole che non possono essere modificate da un tribunale. Beh', è una falsa credenza perché chiunque usa internet deve essere soggetto alla Legge come chiunque altro".

Via | The Guardian

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