Sul serio gli studenti conoscono l’informatica più degli insegnanti?

Long Toft Primary SchoolIl quotidiano britannico The Guardian ha condotto una breve ricerca, intervistando professori ed esperti del settore, per cercare di capire se gli studenti conoscono meglio l’informatica e la tecnologia dei propri insegnanti. Benché le interviste si riferiscano al Regno Unito, le risposte si equivarrebbero in Italia e in Occidente.

L’esito riporta cinque interviste ad altrettante figure del mondo dalla cultura, dell’istruzione o del mercato. L’indagine ovviamente non riguarda le scuole superiori d’informatica: si parla di scuola dell’obbligo in riferimento a quelli che definiamo “nativi” digitali. La generazione nata quando internet era già un medium di massa.

Rob Appelby, professore d'arte in un liceo del Kent, sostiene che il problema sia insegnare la tecnologia: non importa il livello di conoscenza, gli insegnanti non sono preparati. Non è d’accordo Karen Davies, responsabile d’un museo delle scienze, per cui gli istituti scolastici forniscono gli strumenti ideali per l’apprendimento.

Sam Dutton, sviluppatore di Chrome presso Google, rivela l’aspetto più concreto della questione: gli studenti sanno utilizzare internet e l’informatica meglio di tanti insegnanti… ma pochi di loro conoscono come funzioni davvero la tecnologia. Concorda Russell Hobby, segretario dell’associazione nazionale dei professori britannici.

Julie Thorpe, professoressa universitaria di programmazione a Manchester, centra un problema che riguarda molto da vicino la scuola dell’obbligo italiana. Spesso gli istituti propongono degli inutili corsi triennali o più sull’utilizzo della suite di Microsoft Office, anziché trattare d’informatica e tecnologia in modo appropriato.

La questione è irrisolta. Però, traendo spunto dalle varie opinioni possiamo dedurre che il livello di competenza sia certamente importante, ma subordinato alla capacità di trasmettere la conoscenza. Un po’ come per tutte le materie: il problema dell’informatica è l’incapacità d’innovare i corsi previsti dalla scuola dell’obbligo.

Via | The Guardian

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