Dall’ipertesto ai super–dispositivi grazie ad HTML, CSS e JavaScript

WebinosLa grande novità di HTML5, rispetto alle precedenti versioni del linguaggio a marcature, è la possibilità di realizzare applicazioni complesse che superano il concetto di pagina statica o dinamica per l’esplorazione della rete. Così il Word Wide Web di Tim Berners–Lee non è più una semplice versione a schermo della stampa cartacea.

HyperText Markup Language (HTML) introdusse vent’anni fa il concetto d’ipertesto: i link che utilizziamo oggi hanno generato un’intera “cultura” della connessione, tuttora alla base delle reti sociali. Benché si tratti d’una concezione di grande attualità, l’ipertesto è l'embrione di quanto il web può realizzare. HTML5 n’è la prova.

Ecco perché Dominique Hazaël–Massieux, introducendo un nuovo progetto per HTML5, ha decretato il passaggio dall’ipertesto ai super–dispositivi. L’esplorazione del web incontrerà presto la tridimensionalità e l’interazione coi movimenti del corpo umano: il Kinect di Microsoft per Xbox 360 è l’esempio più evidente di questo processo.

Hazaël–Massieux collabora col World Wide Web Consortium (W3C) e Webinos, un progetto europeo che studia proprio le possibilità d’interazione tra l’uomo, i dispositivi mobili e il web. È un’organizzazione alla quale partecipano attivamente pure alcuni istituti italiani. L’obiettivo è arrivare a ottenere il cd. «internet delle cose».

La definizione si riferisce all’utilizzo di internet per l’automazione e il controllo delle attività quotidiane: ad esempio, l’avviamento e/o lo spegnimento degli elettrodomestici. Il progetto di Hazaël–Massieux è un po’ più “blando”, per il momento, e implica il controllo del movimento degli oggetti da HTML5 dai dispositivi mobili.

In pratica, Hazaël–Massieux è al lavoro su un prototipo in grado di controllare la rotazione degli oggetti tridimensionali che appaiono sul browser grazie all’accelerometro dei moderni smartphone. Le possibili applicazioni del progetto sono innumerevoli: potrebbe controllare, ad esempio, l’esplorazione della Terra con Google Earth.

Via | W3C

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