Occupy Flash promuove l’abbandono della RIA (col motto di Anonymous)

Occupy FlashOccupy Flash è una nuova campagna di sensibilizzazione sull’abbandono del plugin per il browser della Rich Internet Application (RIA) di Adobe, in favore dell’utilizzo di HTML5. L’iniziativa richiama, col proprio nome, le proteste del movimento d’occupazione delle piazze che è partito da Wall Street e s’è diffuso in tutto il mondo.

La tesi di Occupy Flash è condivisibile al punto da coincidere con la strategia della stessa Adobe, che ha dichiarato l’intenzione di rimuovere il supporto a Flash Player dai dispositivi mobili, investendo su nuovi strumenti di sviluppo per HTML5. Non si può dire altrettanto dei risultati: rimuovere il plugin crea più d’un problema.

L’entusiasmo nei confronti di HTML5 è giustificato. Tuttavia, persino il World Wide Web Consortium (W3C) incaricato di realizzare lo standard ha frenato sull’impiego del linguaggio: HTML5 sarà pronto soltanto nella seconda metà del 2012 — e Adobe Flash ha ancora una grande importanza sul web. Sono molti i servizi che lo richiedono.

La documentazione fornita da Occupy Flash è piuttosto scarsa: il portale si limita a elencare le procedure per rimuovere il plugin da Windows, Mac OS X e Linux. Quanto ai servizi che offrono soluzioni alternative ad Adobe Flash, la campagna cita esclusivamente YouTube. Eppure, parliamo quasi ogni giorno delle alternative via HTML5.

L’impressione è che Occupy Flash sia stato realizzato con troppa fretta, non soltanto riguardo alle effettive possibilità odierne di rimpiazzare Flash Player con HTML5. Il “manifesto” dell’iniziativa è banale e tutt’altro che convincente. Se il progetto ha fatto parlare di sé è soprattutto per una questione di marketing e attualità.

Grazie ad Anonymous – che non ha organizzato il movimento, ma lo supporta – il termine Occupy Wall Street è rimbalzato su tutti i medium, creando una serie infinita d’emuli. Associare il motto all’abbandono di Adobe Flash è persino fuori luogo, però genera una certa aspettativa ed è il motivo per il quale siamo arrivati a parlarne.

Via | The Register

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