Google e l’Europa non sono più «ai ferri corti» su YouTube: la multinazionale ha stipulato degli accordi coi principali enti pubblici a difesa del diritto d’autore nei Paesi della UE. Tra loro figurano l’Italia e la SIAE. Il programma Content ID di YouTube garantisce che artisti e gruppi musicali siano retribuiti con la pubblicità.
L’annuncio di Google, in particolare, riguarda il lancio di YouTube in Belgio. Perciò gli accordi con la SIAE sono precedenti: è lecito chiedersi perché tanto ritardo nell’arrivo di VEVO, la piattaforma dei video musicali, in Italia. L’approccio della SIAE sullo streaming di contenuti audiovisivi sul web non costituisce un ostacolo.
Tanto più che il canale di VEVO ospitava già artisti e gruppi italiani su YouTube. Perché, allora, l’Italia non ha accesso a Netflix, Spotify, ecc.? È davvero “colpa” della SIAE e del diritto d’autore? Purtroppo, a questo punto, è più realistico che a bloccare l’innovazione sia uno scarso interesse a investire nel mercato italiano.
Via | European Public Policy
clauderouges
18 nov 2011 - 15:41 - #1E’ un cane che si morde la coda. Più gli italiani dovranno aspettare per avere servizi del gente, più si abitueranno alla pirateria. Più si abitueranno alla pirateria, meno richiederanno servizi del genere. Io credo che però alla base ci sia una reticenza delle case produttrici e delle varie organizzazioni. Se dall’inizio queste avessero cercato di portare questi servizi in Italia forse la pirateria in Italia non la farebbe da padrona. Io pagherei volentieri per avere un buon servizio di film in abbonamento come Netflix. Già pago 10 euro settimanali per un servizio di streaming musicale (Paly.me), ma sarei più contento se arrivasse un servizio con un catalogo davvero molto vasto e senza disservizi.