Facebook, Google e Twitter citati in giudizio dal genitore di una delle vittime degli attentati di Parigi

PARIS, FRANCE - NOVEMBER 16:  A general view of the tributes outside the Le Carillon restaurant, one of the scenes of last friday's terror attacks, on November 16, 2015 in Paris, France. Countries across Europe joined France, currently observing three days of national mourning, in a one minute-silence today in an expression of solidarity with the victims of the terrorist attacks, which left at least 129 people dead and hundreds more injured.  (Photo by Christopher Furlong/Getty Images)

Facebook, Google e Twitter rischiano di finire in tribunale per aver permesso ai jihadisti dello Stato Islamico di usare le loro piattaforme per fare propaganda online e attirare nuovi membri, facilitando di fatto gli attentati di questi ultimi anni.

A citare in giudizio i tre colossi è stato Reynaldo Gonzalez, padre di Nohemi Gonzalez, una delle 130 persone che hanno perso la vita negli attentati di Parigi dello scorso novembre, secondo il quale tutti i provvedimenti presi da Facebook, Google e Twitter per limitare la diffusione della propaganda dell’ISIS sono arrivati troppo tardi.

Le tre aziende, si legge nella causa presentata in California, avrebbero infranto la legge fornendo “materiale di supporto” ai terroristi. É vero che negli Stati Uniti le aziende che operano su Internet non possono essere ritenute responsabili dei contenuti condivisi dagli utenti ed è per questo che la causa non si concentra sui contenuti, ma sul comportamento che le tre aziende avrebbero permesso.

Non è chiaro se questa causa avrà o meno un seguito. Le aziende chiamate in causa si stanno impegnando ormai da tempo per limitare qualsiasi incitamento alla violenza o propaganda finalizzata la terrorismo, così come la censura di qualsiasi contenuto legato ai terroristi dell’ISIS. Twitter, solo nel 2015, ha bloccato oltre 125 mila account che venivano utilizzati per “promuovere atti di terrorismo legati all’ISIS”.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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