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Dropbox ha lanciato l’offerta di cloud computing riservata ai gruppi

Pubblicato: 08 nov 2011 da Federico Moretti

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Dropbox for TeamsDropbox, una delle risorse più diffuse per il salvataggio dei documenti in rete, propone una soluzione riservata ai gruppi di utenti. È un’offerta esclusivamente commerciale: non esiste una variante gratuita, come coi profili individuali. Il funzionamento è identico a quello degli account personali, ma prevede almeno cinque utenze.

Il prezzo non è dei più accessibili. Si parla di $795 (sono circa 578€) all’anno con 1Tb di spazio e cinque utenti: ogni utenza aggiuntiva ha un costo di $125, cioè 90€, annui e aggiunge 200Gb a utente. Lo spazio e le utenze sono espandibili all’infinito. Tuttavia, sarebbe fuori luogo parlare di una soluzione riservata alle imprese.

Benché Dropbox for Teams offra delle funzionalità idonee all’utilizzo in ambito aziendale, il fatto che i documenti risiedano su un server remoto al quale si può accedere soltanto coi client forniti dalla piattaforma è un grosso limite. Nessuna impresa affiderebbe i propri dati a terzi. Dropbox scommette, piuttosto, sulle famiglie.

Al momento, però, è difficile che una famiglia abbia bisogno di 1.000Gb di spazio remoto per ospitare fotografie, musica o quant’altro. Specie considerando la possibilità che Dropbox acceda ai contenuti caricati per verificare delle eventuali violazioni al copyright. Quali altri gruppi di utenti potrebbero beneficiare dell’offerta?

Dropbox for Teams è troppo limitato per le società e decisamente “esorbitante”, nello spazio e nel prezzo, per le famiglie. L’unica giustificazione è che il servizio sia «una prova sul campo» per una futura espansione della richiesta di storage online. È presumibile un aumento delle necessità dei nuclei famigliari nei prossimi anni.

Tuttavia, è necessario che la legislazione s’adegui alle esigenze dei consumatori. Con le leggi vigenti, i file che potrebbero “riempire” un simile ammontare di spazio comporterebbero soltanto dei problemi giudiziari, se fossero condivisi con Dropbox. Il limite di 100Gb per gli account individuali a pagamento è più che sufficiente.

Via | Dropbox

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • mazkel

    09 nov 2011 - 02:18 - #1
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    ” Nessuna impresa affiderebbe i propri dati a terzi. Dropbox scommette, piuttosto, sulle famiglie.”

    è un’affermazione talmente stupida che non varrebbe neanche la pena commentarla…

    cloud computing, hosted mail, virtual private server google apps, amazon ec2… mai sentito parlare?

  • erasmusjam

    09 nov 2011 - 14:23 - #2
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    > Dropbox scommette, piuttosto, sulle famiglie.

    > È presumibile un aumento delle necessità dei nuclei famigliari nei prossimi anni.

    http://www.dropbox.com/teams

    ditemi voi dove si parla di famiglie…
    Questo è un servizio chiaramente rivolto alle aziende; la differenza rispetto a DB classico, a parte lo spazio di archiviazione, consiste nel supporto telefonico dedicato e nella history illimitata per ogni file.

    A quel prezzo prendi un server dedicato a noleggio, certo, ma la comodità di dropbox (sincronizzazione su tutti i dispositivi autenticati, history, ecc.) poi te le devi sviluppare in casa. A mio avviso è un ottimo prodotto.

  • Profilo di romfladef

    romfladef

    09 nov 2011 - 14:46 - #3
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    Proprio perché esistono EC2, ecc. l’opzione di Dropbox non ha senso per un’azienda. Quale impresa utilizzerebbe un servizio per cinque utenti a quel prezzo e senza la possibilità d’accedere al server da terminale? Nessuna. Beh, forse qualcuna destinata a fallire. Non le startup, non le PMI, non le multinazionali. L’unica prospettiva è quella delle famiglie e non a breve termine. Se conoscete il funzionamento di EC2, OpenStack, Cloud.com, ecc. dovreste capire perché Dropbox for Teams non ha senso in quell’ambiente.

  • erasmusjam

    15 nov 2011 - 18:25 - #4
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    La tua personale opinione che questo sia un prodotto non adatto alle aziende non vuol dire che “Dropbox scommette, piuttosto, sulle famiglie”, in quanto non c’è alcun riferimento alle famiglie nella pagina dedicata al prodotto.
    Poi si può discutere sull’utilità del prodotto e in quali contesti.