Occupy Wall Street: se la protesta è fatta come il web

poster cartellone wall streetConoscete già l'immagine a lato? Se la risposta è no, leggete fino in fondo: sarà il corto circuito finale. Prima però vediamo quali sono i punti in comune tra i manifestanti di Occupy Wall Street e il web. Tanti. I manifestanti di Zuccotti Park condividono con la struttura della rete molto più di quanto si pensi, e lo ha spiegato molto efficacemente Douglas Rushkoff.

Perché OWS ha una struttura che ricorda quella del web? Per prima non segue un arco narrativo tradizionale, non è, per intenderci come la campagna elettorale di Barack Obama. Anche lì c'era stato di mezzo il web, ma in un'altra maniera. C'era un obiettivo chiaro: mandare una persona alla Casa Bianca. Qui è diverso: la struttura narrativa non va da A a B, non cerca di unificare per un obiettivo finale. Cerca di includere in maniera collaborativa.

Dice Rushkoff, a proposito di Occupy Wall Street:

Non è come un libro: è come internet.

e aggiunge:

Di fatto, stiamo assistendo al primo vero movimento americano dell'era di internet -- diversamente dalle marce per i diritti civili, dei sindacati, o anche dalla campagna elettorale di Obama -- che non parte da un leader carismatico, esprimendosi tramite adesivi sul paraurti della macchina e con un obiettivo finale chiaro.

Poi spiega cosa c'è di diverso, in questa partecipazione crescente, collaborativa, di Occupy Wall Street, da quella di una campagna elettorale...

Questo perché, diversamente da una campagna elettorale, strutturata per mandare una persona in un ufficio e poi finire (come nel caso di Obama) questo movimento non ha un arco narrativo tradizionale. In quanto prodotto dell'era dei network, della rete, di una cultura decentralizzata, pone l'accento più che sul raggiungimento di un obiettivo finale, sulla sua stessa sostenibilità. Non si tratta di unirsi per raggiungere un obiettivo comune, ma si tratta di includere e cercare strade nuove per il consenso.

Una struttura Wiki, notata per esempio anche da Christian Rocca sul Sole24Ore, scrivendo a proposito del manifesto del popolo di Wall Street:

La bozza del Nuovo Statuto Economico del Popolo Americano, «espressione della volontà popolare», «creata da e per il 99%» con un documento di Google lungo 72 pagine letto dal Sole 24 Ore, sarà presentata oggi a New York. Il documento finale sarà ratificato dagli occupanti di Wall Street il 20 novembre, dopo una serie di passaggi che prevedono la continuazione del dibattito, la presentazione di una seconda bozza il 28 ottobre e la stesura del testo finale due giorni prima di un voto popolare che non si sa ancora se sarà telematico oppure nel corso di un'Assemblea generale del movimento in Zuccotti Park.

E aggiungendo:

La piattaforma dei ragazzi di Zuccotti Park può vantare una partecipazione collettiva e dinamica secondo il principio del crowd sourcing, lo stesso stile di Wikipedia. Le regole per l'elaborazione del documento, bene in vista all'inizio del testo, sembrano dare torto agli intellettuali di New Republic, perché dicono che «le proposte non devono interferire con l'efficiente funzionamento dell'economia di mercato, dello spostamento dei capitali, degli incentivi agli inventori, agli imprenditori, ai consumatori, ma a condizione che siano garantiti i servizi sociali minimi e vere opportunità per il popolo americano»

La manifestazione tangibile, la materializzazione di questa protesta fatta a rete la si può collegare anche a un episodio curioso ma molto significativo. Partiamo da questo: i pezzetti di testo altrui che vedete rientrare in questo articolo si chiamano quote.

Graficamente identificano qualcosa di preso da qualcun altro e citato correttamente. Ecco, quando è girata su Boing Boing l'immagine che avete visto in home page, di un cartello con all'interno una citazione presa da un articolo, il cortocircuito è stato completo. Sul cartello c'era un quote di un pezzo firmato da Conor Friedersdorf su The Atlantic. Quel quote ha viaggiato tremila miglia, è finito su un cartello, fotografato da un BlackBerry, un amico ha avvisato Conor e così via. Commenta Xeni Jardin su BoingBoing "an excellent meta Internet tale".

Ma in questa struttura aperta e collaborativa ci sarà pure un leader. No, non c'è. Bé, qualcuno che ha dato il via c'è, ma non ha tanta voglia di parlare. Si chiama Kalle Lasn, e dovendo dire un nome per la prima scintilla di OWS, potrebbe essere il suo. Fondatore di Adbusters, una rivista canadese - qui il sito Adbusters.org - dedicata allo "smontaggio" delle creazioni pubblicitarie di tutto il mondo e "bibbia" dei manifestanti di Wall Street, spiegava su Npr un paio di cose. O meglio, non spiegandole, parlava molto meglio di quanto avrebbe potuto fare con una vera intervista.

Adbusters ha spiegato di non avere alcun controllo sulla protesta. Lasn non ha voluto neanche parlare con Npr per timore di coprire il movimento. Adbusters si vede più come un negozio di idee, una specie di "controagenzia pubblicitaria" che si diverte da impazzire a creare false pubblicità e ribaltare il senso del messaggio.

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