FBI chiude il più grande sito di pedopornografia, ma è polemica sul metodo adottato

È lecito prendere il controllo di un sito pedopornografico e continuare a farlo funzionare per acciuffare i frequentatori?

Backlit keyboard

L'FBI ha chiuso quello che viene definito come il più grande sito di pedopornografia al mondo, attraverso un'operazione sulla quale si stanno però scatenando alcune polemiche. Le attività delle autorità americane sono andate avanti per circa due settimane nel corso del 2014, durante le quali l'FBI ha preso il controllo del sito chiamato Playpen per tentare di risalire agli utenti solitamente nascosti dietro indirizzi criptati.

Secondo gli agenti, non ci sarebbero però stati altri modi per portare alla luce la rete di pedofili che faceva uso di 23.000 elementi tra foto e video espliciti, tra i quali un filmato dove appariva una giovanissima ragazza impegnata ad avere rapporti con adulti. Nel periodo in cui le autorità hanno gestito Playpen, sarebbero stati contati oltre 100.000 utenti registrati, permettendo all'FBI di scoprire gli indirizzi di 1.300 computer, 137 dei quali ufficialmente incriminati.

Dopo aver scoperto Playpen nell'agosto 2014, gli agenti dell'FBI sono risaliti a un server collocato in North Carolina. Il sito non fu però chiuso immediatamente, permettendo agli utenti di continuare ad accedere al materiale per circa due settimane, per i motivi sopra citati. Tuttavia, il bureau non poteva ovviamente avere il controllo sulle modalità in cui foto e video potevano essere redistribuiti successivamente.

La polemica


Ron Hosko, ex agente dell'FBI, difende con questa testi l'operazione e le sue modalità:

"Abbiamo avuto una finestra d'opportunità per entrare in uno dei posti più oscuri sulla Terra, e poche altre opzioni oltre a non farlo. Non c'era altro modo in cui potessimo identificare così tanti individui."

A queste parole si contrappongono quelle dell'avvocato difensore di uno degli uomini arrestati:

"Quello che ha fatto il governo in questo caso è paragonabile a riempire un quartiere di eroina nella speranza di acciuffare una serie di persone che ne facciano appena uso."

Un approccio destinato a far discutere, anche perché direttamente in contrapposizione con le linee guida con il dipartimento di giustizia USA, secondo il quale le immagini pedopornografiche causano danno ai bambini ritratti ogni volta che esse vengono visualizzate. Decidendo di far funzionare il sito sotto il proprio controllo per due settimane, l'FBI si sarebbe dunque macchiata di tale peccato.

Nella polemica è entrato anche Edward Snowden, whistleblower del caso Datagate, che via Twitter ha anche evidenziato la presenza nel sito Playpen di una pesantissima categoria "toddlers", termine con cui si identificano in inglese i bambini di 1-2 anni:

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