Tagga la cognata su Facebook: condannata per violazione di un ordine di protezione

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Per violare un ordine di protezione non c'è bisogno di avvicinarsi fisicamente alla persona, ma basta un tag su Facebook. È la conclusione alla quale è arrivato il giudice Susan Capeci della Westchester County, chiamato a esprimersi caso legato a una donna alla quale era stato proibito di contattare la cognata. Per far scattare la condanna non è stato necessario presentarsi a casa sua o tampinarla al telefono, ma creare un account su Facebook e taggarla in alcuni status.

Dopo aver chiamato la propria cognata "stupida" e averle dedicato altri post sul social network, Maria Gonzalez potrebbe adesso andare addirittura in prigione, nonostante la sua difesa abbia provato a sostenere che l'ordine di protezione non includesse specificamente l'uso di Facebook per contattare la parente acquisita. Il giudice ha comunque incluso Facebook nell'uso di "dispositivi elettronici o affini".

Lo stesso tribunale nel 2014 fu chiamato a esprimersi sul caso di un uomo accusato di aver postato messaggi di minaccia sulle bacheche Facebook di alcuni suoi amici: con la diffusione sempre più grande dei social network e il loro uso penetrato ormai nelle vite di tutti noi in modo capillare, c'è naturalmente solo da aspettarsi che situazioni del genere diventino sempre più ricorrenti nelle aule di tutto il mondo.

Via | Engadget.com

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