Diritto all’oblio: la sentenza del Tribunale di Roma

Il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza storica sul diritto all'oblio, stabilendo un precedente anche per il nostro Paese.

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Lo scorso 3 dicembre il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza storica sul fronte del diritto all’oblio nel nostro Paese, applicando di fatto quanto stabilito dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea nel maggio del 2014.

Il caso su cui si è espresso il tribunale di Roma era stato presentato da un avvocato che chiedeva a Google di rimuovere dall’indicizzazione 14 URL che lo riguardavano, link a siti in cui il suo nome veniva associato a vicende giudiziarie in cui era stato coinvolto tra il 2012 e il 2013 incentrata su truffe e guadagni illeciti insieme ad esponenti del clero e soggetti legati alla storica banda della Magliana.

In un primo momento l’avvocato si era rivolto a Google, ma di fronte al rifiuto del colosso di Mountain View aveva deciso di rivolgersi all’autorità giudiziaria, chiamando in causa Google nella speranza che il Tribunale condannasse Google alla rimozione di quei link dall’indicizzazione e al pagamento, come chiesto dall’avvocato, di almeno 1000 euro a titolo di risarcimento.

I giudici, però, hanno dato ragione a Google, stabilendo che:

Gli utenti - in caso di ricerca nominativa su Google - non posso ottenere dal gestore del motore di ricerca la cancellazione dai risultati di una notizia che li riguarda se si tratta di un fatto recente e di rilevante interesse pubblico: il diritto all’oblio, infatti, deve essere bilanciato, ad avviso della corte, con il diritto di cronaca e con l’interesse pubblico alla conoscenza dei fatti acquisibili per il tramite dei links forniti dal motore di ricerca.

Pochi giorni fa Il Quotidiano Giuridico, a firma di Elena Falletti, ha fornito un’ottima analisi di questa sentenza, spiegando:

Nel bilanciamento tra diritto alla riservatezza e l'interesse pubblico a rinvenire sul web notizie relative a persone che svolgono ruoli pubblici, il diritto di informazione prevale su quello all'oblio. In altri termini, alla luce dell'applicazione concreta di tale principio si può osservare che il diritto all'oblio non deve essere utilizzato per abbellire o smacchiare il profilo pubblico di un soggetto che svolge ruoli di rilevanza pubblica.

Vi invitiamo a leggere la sentenza e l’esame fatto da Il Quotidiano Giuridico per un quadro più completo della vicenda.


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