Genna e Strada bloccati da Facebook dopo i post contro la guerra di Hollande

Lo scrittore Giuseppe Genna e la presidente di Emergency Cecilia Strada sospesi da Facebook

Facebook smartphone

Lo scrittore Giuseppe Genna e la presidente di Emergency Cecilia Strada sono stati bloccati da Facebook dopo avere postato sui propri account i dubbi e le riserve sulla risposta bellica data dal presidente François Hollande agli attentati di Parigi. E se la presidente di Emergency è stata sbloccata con la motivazione di uno stop dovuto all’utilizzo di un nickname, lo scrittore ha annunciato su Twitter di essere riuscito a rientrare grazie a un baco e a un nuovo nome account: Giuseppe Genna Bannato.


Rientrati o sospesi, la sostanza non cambia. Il Leviatano Facebook che ti apre le sue amorevoli braccia chiedendo il tuo consenso a una lista di norme e regole più lunga della Costituzione americana non è un ente di beneficenza, non è gratuito e soprattutto non è libero.

Facebook non è un ente di beneficenza, ma un’azienda che deve fare profitti e per farlo ha bisogno dei dati che ognuno di noi gli dà quotidianamente in pasto. Anche se lo sembra, non è gratuito perché lo paghiamo con quello che in passato era un bene preziosissimo: la nostra privacy. Infine, come dicevamo, non è libero poiché arbitrariamente vengono bloccati i profili di persone i cui comportamenti non vengono ritenuti in linea con i confini del libero pensiero della creatura di Mark Zuckerberg.

Il caso dello scrittore Genna ci fa capire che non sono soltanto gli algoritmi a regolare i blocchi degli account. Il testo di Genna – che troviamo anche nel suo blog personale - è troppo complesso, troppo articolato e troppo lungo perché il social network deleghi la sua censura agli strumenti di calcolo. Qualcuno deve averlo letto (e/o segnalato come contenuto inappropriato) e qualcuno deve avere deciso di bloccare un’opinione in antitesi con la presa di posizione del social network più diffuso del mondo. Una posizione tanto filofrancese e filooccidentale quanto contraddittoria visto che sulle sue pagine lo jihadismo prolifera facendo nuovi adepti. Insomma un caso diverso da quello di Left, il cui account è stato bloccato per avere diffuso troppe immagini legate all’Isis, allo jihadismo e al fondamentalismo islamico.

Non in mio nome, signor Hollande è il titolo del lungo commento di Genna e a stupire è il fatto che la censura colpisca un testo formalmente piuttosto barocco ed élitario, nel quale l’Occidente viene descritto come immagine speculare dell’Islam che lo combatte:

Dopo avere ricreato per tanto tempo, ricreandosi con goffa esecuzione del fa-da-te geopolitico lo stesso Califfato asimmetrico, i cui confini attualmente e sempre non ci è dato conoscere, gli occidentali appaiono vindici quanto i loro speculari fratelli medievisti islamici, sessuofobi e arretrati almeno al modo in cui l’opinione pubblica occidentale, di cui lo stesso Hollande è interprete e vittima, esprime un moralismo da feudalesimo, quando tronca alle sue leadership le corna che giustamente e allegramente mettono alle consorti pachidermiche, altrettanto giustamente e allegramente condotte al soglio pontificio del potere istituzionale.

Insomma non propriamente un post di pancia.

Mentre la libertà d’opinione dei gruppi neonazisti e degli automobilisti che incitano i loro consimili a investire i ciclisti viene o è stata preservata in questo ipotetico santuario del libero pensiero e mentre appositi filtri colorati vengono ideati per dare la possibilità a chi lo voglia di farsi profilare in profondità affermando il proprio sostegno alla Francia e ai matrimoni omosessuali, il dissenso – anche quando è educato, antirazzista e pacifista – viene sanzionato con il blocco temporaneo dell’attività.

Perché? Difficile dirlo, ma è verosimile credere che nell’inspiegabile tolleranza verso alcuni e nell’inspiegabile intransigenza verso altri si nascondano ragioni di mero interesse economico e una morale che coincide in maniera piuttosto sinistra con il profitto.

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