Privacy Shield tra Europa e USA, in vigore il nuovo accordo commerciale

La Commissione Europea ha finalmente chiuso l'accordo con le autorità americane.

HANOVER, GERMANY - MARCH 05:  A worker connects IBM Intelligent Cluster modules, including servers and data storage devices, of a Data Center at the IBM stand the day before the CeBIT 2012 technology trade fair officially opens to the public on March 5, 2012 in Hanover, Germany. CeBIT 2012, the world's largest information technology trade fair, will run from March 6-10, and advances in cloud computing are a major feature this year.  (Photo by Sean Gallup/Getty Images)

Aggiornamento del 12 luglio 2016 - A cura di Rosario.

Il Privacy Shield è in vigore. A distanza di mesi da quando il Safe Harbor fu messo fuori legge dalle autorità europee, il nuovo accordo commerciale che regola i rapporti tra le due sponde dell'Atlantico è entrato in vigore oggi, ponendo così fine all'incertezza andata avanti per diverso tempo sulle operazioni di società come Google, Facebook e altre ancora.

Le aziende che per esercitare la loro attività dovranno trasferire i dati dall'Europa agli USA potranno così farlo senza incappare in spiacevoli grane legali. Tra le più entusiaste Google e Microsoft, che hanno già aderito al Privacy Shield iniziando a collaborare attivamente con l'Unione Europea. Discorso diverso invece per Facebook, che a detta di un portavoce aspetterà di leggere il testo definitivo prima di dare il suo parere sull'accordo.

L'obiettivo del Privacy Shield è quello di regolamentare in modo più severo la protezione dei dati dei cittadini europei trasferiti negli Stati Uniti, che in caso di dispute potranno ora contare su un addetto alla privacy del Dipartimento di Stato americano che prenderà in carico i casi provenienti dal Vecchio Continente. Secondo i detrattori, pur mettendo paletti più severi rispetto al Safe Harbour, il Privacy Shield ancora non è abbastanza.

Le autorità locali di protezioni dei dati degli Stati membri dell'Unione Europea si pronunceranno sul Privacy Shield entro il prossimo 25 luglio.

Via | Reuters.com

Safe Harbor addio, arriva il nuovo accordo Privacy Shield tra Europa e USA

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Aggiornamento del 3 febbraio 2016 - A cura di Rosario.

Mancata una deadline, trovato l'accordo. Dopo aver annunciato al mondo di non essere riusciti ad arrivare a una conclusione entro il 31 gennaio, Europa e Stati Uniti hanno completato i negoziati nella giornata di ieri, arrivando a un patto destinato a regolamentare il trasferimento dei dati al di là dell'Atlantico da parte di società come Facebook e Google.

Abbandonando definitivamente il vecchio nome Safe Harbor, il nuovo appellativo dato all'accordo sarà Privacy Shield. Secondo la Commissione Europea, esso metterà le aziende americane di fronte a delle regole più forti per la protezione dei dati dei cittadini del Vecchio Continente. Andrus Ansip, vicepresidente della Commissione, ha commentato così la conclusione delle discussioni:

"Per la prima volta abbiamo ottenuto che ci fossero assicurazioni scritte da parte degli Stati Uniti sulla salvaguardia e le limitazioni applicabili al programma di sorveglianza locale. Sul piano commerciale, abbiamo ottenuto una forte supervisione dal Department of Commerce e dalla Federal Trade Commission sul rispetto degli obblighi da parte delle società per proteggere i dati personali degli Europei."

Tra le nuove figure che nasceranno in base all'accordo, il Dipartimento di Stato americano introdurrà un ruolo destinato ad avere a che fare con lamentele e segnalazioni provenienti dall'Europa, mentre sarà messo a punto anche un meccanismo di risoluzione delle dispute. L'accordo sarà inoltre oggetto di review su base annuale.

Tra i pareri favorevoli, raccogliamo quelli di Information Technology Industry Council, Business Software Alliance e DigitalEurope, secondo cui l'accordo getterebbe le basi per un processo di trasferimento dei dati affidabile. Tuttavia, tra le voci contrarie c'è quella di Max Schrems, studente di legge che attaccò Facebook in Irlanda giocando un ruolo chiave per la fine del Safe Harbour, secondo il quale l'accordo potrebbe dimostrarsi debole sul piano pratico.

Dello stesso parere anche Edward Snowden, per il quale l'Europa si sarebbe completamente arresa sulla questione:

Via | Reuters.com

Safe Harbor, il nuovo accordo manca la deadline del 31 gennaio

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Aggiornamento del 2 febbraio 2016 - A cura di Rosario.

I negoziati tra Unione Europea e Stati Uniti sul "nuovo Safe Harbor" andranno oltre la deadline precedentemente fissata per il 31 gennaio 2016. Ne ha parlato un rappresentante delle autorità del Vecchio Continente, motivando l'estensione delle contrattazioni con le discussioni su una nuova figura di supervisione e le opzioni per i cittadini europei di ottenere risarcimenti in caso di violazioni della privacy.

L'accordo potrebbe comunque arrivare nei prossimi giorni, anche se a partire da oggi le authority delle varie nazioni europee inizieranno a incontrarsi per discutere il da farsi. Dalla Commissione Europea, intanto, arrivano segnali di fiducia:

"C'è stato un dialogo difficile ma costruttivo durante il weekend. Il lavoro continua ad andare avanti, non ci siamo ancora, ma la Commissione sta lavorando giorno e notte per raggiungere un accordo."

Ricordiamo che dai contenuti di questo nuovo Safe Harbor dipenderanno le sorti delle operazioni di aziende come Facebook e Google, che trasferiscono i dati dall'Europa agli Stati Uniti per immagazzinarli e analizzarli sui server collocati al di là dell'Atlantico.

Via | Reuters.com

Il nuovo Safe Harbor darà più poteri ai garanti per la privacy locali

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Aggiornamento del 28 novembre 2015 - A cura di Rosario.

L'Unione Europea darà maggiori poteri ai garanti per la privacy delle nazioni che ne fanno parte: sembra essere questo uno dei punti cardine della riforma del Safe Harbor, accordo con le autorità al di là dell'Atlantico che fino a qualche tempo fa consentiva alle società americane di trasferire i dati raccolti dal Vecchio Continente verso il Nuovo Mondo. Dopo essere stato definito illegale dalla Corte di Giustizia europea, adesso il Safe Harbor dovrà essere rimpiazzato da un nuovo trattato.

Per rispondere alle richieste della Corte, come dicevamo l'Unione Europea dovrebbe concedere ai garanti locali più libertà di controllo, dando così la possibilità ai cittadini di avere un punto sicuro all'interno della loro stessa nazione dove esprimere le loro preoccupazioni o muovere eventuali reclami. In realtà, una cosa del genere era già prevista nel caso specifico dei dati riguardanti le risorse umane delle società operanti sotto il Safe Harbor, obbligate a collaborare con le authority delle varie nazioni in caso di reclami.

Al di là di questa intenzione, restano ancora da discutere diversi termini del nuovo accordo, tra i quali anche il modo in cui i garanti europei potranno collaborare con la Federal Trade Commission per evitare che l'Unione Europea ottenga poteri che vanno oltre il proprio territorio. La questione dovrebbe comunque essere chiarita nel giro di poche settimane, visto che i tre mesi concessi dalla Corte di Giustizia.

Via | Reuters.com

Safe Harbor: l'Unione Europea intenzionata a rispettare i 3 mesi per il nuovo accordo

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Aggiornamento del 7 novembre 2015 - A cura di Rosario.

Le discussioni su un nuovo accordo per la trasmissione dei dati con gli Stati Uniti non andranno oltre i tre mesi di durata: lo ha confermato la Commissione Europea, accogliendo così la richiesta della Corte di giustizia di trovare una nuova soluzione che vada a sostituire il cosiddetto Safe Harbour.

A dare la conferma è stato Andrus Ansip, vice-presidente della Commissione, secondo il quale il dialogo tra Washington e Brussels sarebbe già iniziato, per trovare una via d'uscita entro i tempi proposti dalla Corte. Sempre dalla Commissione, sono arrivate anche indicazioni sul modo in cui le aziende impattate dalla sentenza potranno continuare a inviare i dati verso gli Stati Uniti, in attesa di definire il nuovo accordo.

Al momento, sembra che l'oggetto principale di discussione sia da individuare nelle richieste fatte dalla Commissione Europea nei confronti del governo americano, e cioè che quest'ultimo acceda ai dati personali di chi usa piattaforme come Google e Facebook solo su interventi mirati, senza quindi rastrellare tutto il rastrellabile. Vera Jourova, Commissario europeo per la giustizia, ha aggiunto questo commento in attesa di un viaggio a Washington durante la prossima settimana:

"La sentenza della Corte è il nostro metro di misura nelle discussioni con gli Stati Uniti. Tocca a loro adesso darci delle risposte."

Via | Reuters.com

Safe Harbor: 3 mesi di tempo a Unione Europea e Stati Uniti per modificare l'accordo

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Aggiornamento del 17 ottobre 2015 - A cura di Rosario.

Tre mesi e non di più. È il tempo concesso dagli organi che regolano la privacy in Europa, affinché Commissione Europea e Stati Uniti diano vita a un nuovo accordo sulla gestione dei dati inviati al di là dell'Atlantico dalle società americane che operano nel nostro continente. Queste le parole ufficiali pronunciate dal "watchdog" europeo:

"Se per la fine di gennaio 2016, nessuna soluzione sarà trovata con le autorità USA e a seconda delle valutazioni sugli strumenti di trasferimento da parte del Working Party, le autorità europee per la protezione dei dati saranno invitate a prendere tutte le azioni necessarie e appropriate, che potrebbero includere anche azioni di obbligo coordinato."

Saltato il Safe Harbor, ci si dovrà dunque dare da fare nel periodo natalizio per arrivare a una conclusione che soddisfi le autorità europee: ricordiamo che è stata la Corte di giustizia europea a stabilire l'illegalità dell'accordo, forzando le due sponde dell'Atlantico a rivedere i propri piani per garantire a società come Facebook e Google di operare senza subire pesanti multe.

Secondo Monika Kuschewsky, avvocato di Covington & Burling, è comunque una buona notizia il fatto che l'authority per la protezione dei dati abbia concesso un periodo di grazia per i prossimi tre mesi, in attesa di un nuovo accordo.

Via | Reuters.com

Il Safe Harbor è illegale: la Corte di giustizia europea contro la condivisione dei dati tra Europa e USA


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Post originale del 6 ottobre 2015 - A cura di Rosario.

Il cosiddetto Safe Harbor, accordo che ha protetto per circa 15 anni le operazioni delle aziende tra Europa e Stati Uniti, è illegale. Lo ha stabilito la Corte di giustizia europea, cancellando così il patto tra le autorità alle due sponde dell'Atlantico per permettere alle società d'inviare i dati raccolti nel Vecchio Continente verso gli USA, senza le adeguate garanzie che questi siano protetti dalle attività di sorveglianza del governo americano.

La Corte di giustizia ha inoltre chiesto all'authority irlandese in materia di protezione dei dati d'indagare le attività di società come Facebook, prima a essere stata messa in discussione: la sentenza arriva infatti dal caso sottoposto da parte di Max Schrems, studente di legge austriaco che ha messo in dubbio la validità del Safe Harbor, ponendo dubbi sulla protezione dei dati una volta trasferiti in America.

La notizia di oggi però non riguarda solo Facebook, e come dicevamo porebbe avere serie conseguenze per il modo in cui gran parte delle altre società americane opera tra Europa e USA. In senso pratico cambierà poco per gli utenti iscritti ai vari servizi, ma lo stesso Schrems spiega perché tutto ciò è importante:

"L'utente medio non vedrà restrizioni nell'uso giornaliero, ma sarà presto in grado di usare servizi online che non siano soggetti a sorveglianza di massa. [...] Accolgo in modo molto positivo il giudizio della Corte, sperando possa essere un punto chiave per la privacy online. Questo giudizio traccia una linea chiara. Chiarifica che la sorveglianza di massa viola i nostri diritti fondamentali."

In parole povere, anche se siete in Europa finora non è detto che gli USA non vi abbiano spiato, in barba alla sovranità territoriale della nazione in cui vi trovate. E a proposito di sorveglianza negli Stati Uniti, dalla parte dello studente e della protezione dei dati si è immediatamente schierato Edward Snowden, attraverso il suo account Twitter nuovo di zecca:

Facebook in passato ha negato di avere backdoor d'accesso per le autorità americane. Oggi un portavoce ha indicato il punto di vista del social network:

"Questo non è un caso su Facebook. Quello che è in discussione è uno dei meccanismi con cui la legge europea rende possibile un essenziale trasferimento di dati transatlantico."

A questo punto, la responsabilità del passaggio dei dati verso l'America passerà alle singole nazioni, frammentando così l'attività delle società straniere che lavorano nei vari Paesi europei. Si potrà porre anche il paradosso in base al quale le società dovranno decidere se violare le leggi europee sulla protezione dei dati o ricevere multe dagli Stati Uniti per non aver condiviso questi ultimi.

Proprio per questo motivo, lo stesso portavoce di Facebook spera in una collaborazione:

"È imperativo che UE e USA assicurino di continuare fornire metodi affidabili per trasferimenti di dati protetti dalla legge, risolvendo i problemi legati alla sicurezza nazionale."

Via | Cnet.com

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