Lift Conference: a Marsiglia con Laurent Haug


A Marsiglia per la terza edizione locale della famosa Lift Conference, mi stavo godendo la vista sul porto quando una persona ha attaccato bottone. Per me che sono un timido è sempre una cosa piacevole. Tanto più se poi la persona si rivela fondatore di tutta la baracca, blogger europeo della prima ora e persona decisamente interessante e disponibile.

Presentati in due parole per i nostri lettori.

Laurent Haug, 35 anni, francese, mi interessano i risvolti sociali delle tecnologie. Quindi più che altro, quello che succede quando importi nella società nuovi elementi tecnologici: sia per il business sia anche per l'aspetto personale - come singolo essere umano, come parte di una famiglia, come studente o professore. Tecnologia e società si influenzano a vicenda: a volte è la tecnologia che cambia la nostra maniera di vivere, a volte succede il contrario ed è l'utilizzatore a trasformarla, usandola per fare cose diverse da quanto previsto.

Come è nata la conferenza Lift?

Abbiamo iniziato a lavorare su Lift nel 2005, nessuno ci capiva: all'epoca c'erano conferenze di sociologia o di tecnologia, non era chiaro il motivo per cui farne una nuova, all'intersezione dei due ambienti. Il primo anno ci son stati 350 partecipanti, a Ginevra. Da subito abbiamo organizzato tutto col crowdsourcing, chiedendo consigli e contatti sui nostri blog. E tutte queste cose che facevano parte del nostro DNA naturale di blogger, poi abbiamo finito per vederle teorizzate in grande. All'inizio era molto facile fare una conferenza, non c'era competizione, solo Reboot in Danimarca era attiva da prima di noi. Abbiamo chiamato un po' di persone, come Sterling e Doctorow, Scoble: son venuti tutti perchè avevano pochi inviti per venire in Europa.

E poi come siete diventati un brand internazionale?

Nel 2007 abbiamo fatto una prima conferenza in Asia, un nostro speaker coreano si è innamorato del concetto di Lift e ha voluto organizzare una conferenza locale. Là ci siamo resi conto subito di non poter fare la stessa cosa, le persone sono molto diverse: ad esempio nessuno alzerebbe mai la mano per fare una domanda. Abbiamo dovuto adattare il formato, fare una cosa più varia e più breve, parlare più di hi-tech - in Corea la nozione di geek non esiste più, tutti sono geek, è una cosa ormai naturale.

Spiegaci meglio.

La maturità delle tecnologie è diversa, è come respirare, i giochi non sono qualcosa di riservato agli adolescenti, tutti passano la giornata sullo smartphone. Ci sono dibatti enormi online, anzi ha iniziato ad essere anche un problema perchè la gente ci passa troppo tempo. E' un po' come da noi ma cinque anni avanti per alcune cose, e cinque indietro per altre: il ruolo della donna in Giappone e Corea non è così sviluppato come da noi, c'è molta discriminazione - sono contraddizioni interessanti che rendono quei paesi dei laboratori nei quali lavorare per le nostre stesse società europee. Si tratta di problemi che arrivano anche da noi, con qualche anno di ritardo ma in maniera simile (qui ne ho parlato sul mio blog di recente). Anni fa ad esempio ci sono state ondate di suicidi in Corea, 20-30 persone all'anno si uccidevano per via di commenti ricevuti online: la cultura non ti permette di perdere la faccia, e una volta infangata la reputazione, le persone si suicidavano. Il Governo ha deciso di legiferare per la tutela del dibattito online e contro il bullismo digitale: una delle misure che hanno preso è stata quella di forzare un sistema di identità tracciabili [ndr - dal primo aprile 2009 tutti i siti con oltre centomila lettori al giorno sono obbligati a registrare i dati dei documenti d'identità di chi commenta. Leggete qui su PC World una notizia dell'epoca, riguardo alla presa di posizione di Google per Youtube. Qualche opinione contraria a questo Cyber Defamation Law di stampo "cinese", la leggete qui a fondo pagina o in una pagina stranamente vecchia di Wikipedia.]

Qual'è il DNA di Lift?

Ci sono tante conferenze per chi già ha avuto successo, Lift vuole essere la conferenza per chi avrà successo in futuro. Ci piace avere speaker non troppo conosciuti, che però hanno le carte per diventare pensatori di riferimento. Per questo cerchiamo un po' dappertutto nel mondo, è uno dei nostri caratteri specifici. La soluzione classica per chi organizza una conferenza è quella di scegliere speaker nordamericani e maschi. Funziona così anche nei media, nel business. Noi proviamo a rompere la logica consolidata.

Ho visto in programma uno speaker brasiliano da Isobar. A quando Lift Brasile?

Funzioniamo per opportunità concrete: quando arrivano persone straniere interessate al progetto, ne parliamo e proviamo a realizzarlo come è stato per Lione e Marsiglia. C'è molta logistica, budget e finanza: ci vuole una rete locale forte, non è semplice, ma restiamo aperti.

Progetti in vista?

Una terza città qui in Francia, qualcosa in Europa. I paesi emergenti sono il nostro sogno, un piccolo Lift africano, ci stiamo pensando da un pezzo. Abbiamo una persona brasiliana nello staff, è tanto che stiamo lavorando per provare a far qualcosa anche là.

Di cosa parlerete l'anno prossimo?

Il tema sarà un po' generale come al solito. credo che stiamo entrando in una nuova società, lo si dice da tanto ma ora sta iniziando a succedere. Wikileaks è un po' il simbolo, ma stanno succedendo molte cose riguardo alla trasparenza in politica, alla partecipazione, all'e-government. Credo che sia tempo di parlare di nuove forme di management, il settore sta cambiando molto e ci sono tanti studi interessanti. Vorremmo parlare di Finanza 2.0 dove ci sono tantissime cose interessanti come valute parallele, banche aperte, nuovi sistemi di pagamento. Vorrei guardare a cosa è cambiato tanto nella società, ad esempio l'istruzione.

Vuoi dire qualcosa ai nostri lettori italiani?

Sì, so che ci sono buone conferenze, abbiamo sempre tanti partecipanti italiani. Invitatemi da voi! Avete il cibo migliore del mondo...

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