Notte della Rete: di cosa si sta parlando

no censura

L'evento di protesta "La Notte della Rete" inizia con la distribuzione di un bavaglio dimostrativo con un minuto di silenzio. Questa protesta contro la delibera AgCom nasce per raccontare da più punti di vista il parere di utenti e politici che hanno chiesto all'autorità di fermarsi dall'approvare un sistema invasivo di censura. A presentare troviamo due responsabili di Agorà Digitale: Luca Nicotra e Giulia Innocenti. Man mano che assisto allo streaming, vi propongo le dichiarazioni più significative dei partecipanti:

Fulvio Sarzana, avvocato di sitononraggiungibile, nato come primo passo nella protesta racconta come l'AgCom abbia deciso di predisporre la delibera contestata a Dicembre 2010. Le associazioni di utenti hanno letto la delibera e si sono accorti del pericolo: la cancellazione di contenuti tramite provvedimenti amministrativi, senza intervento giudirico e del Parlamento. All'inizio erano in pochi a combattere, ma si sono uniti circa 18mila cittadini che hanno firmato la petizione. Si chiede all'AgCom di fermarsi e far decidere il Parlamento, organo costituzionalmente adibito. Calabrò li ha definiti “4 gatti”. Si tratta di una battaglia per i blogger, per evitare sistemi di chiusura dei contenuti in via amministrativa. Questo quello che Sarzana chiede ai politici:

il Parlamento può sollevare il conflitto di attribuzione dei poteri dello Stato per far si che la delibera venga fermata in caso di approvazione. Agorà Digitale continuerà la propria battaglia presso tutte le istituzioni.

La campagna di protesta parte a Dicembre per la libera diffusione dei contenuti: 200 mila email inviate all'AgCom.


Flavia Perina, Flavio Granata, Enzo Perisi
di Futuro e Libertà intervengono. La Perina si fa portavoce esponendo come il gruppo abbia aderito subito alla protesta. Viene sottolineato come il conflitto di attribuzioni sia uno spunto fondato.

Non si può incidere su un diritto costituzionale, diritto di informazione, senza passare dal Parlamento. Si tratterebbe di una logica golpista utilizzando solo l'arma della burocrazia. Non è la prima volta che si deve affrontare un pericolo simile e Futuro e Libertà si è sempre scagliata contro. La rete è il nuovo spazio pubblico in un paese in cui non ci sono spazi di discussione. Sulla rete non ci sono padroni, è vista come un nemico da chi è nemico degli spazi pubblici. Il valore dello spazio pubblico è stato dimostrato anche dai referendum di giugno, anche 4 gatti possono smuovere la politica italiana.

Il vice presidente del Senato Emma Bonino sottolinea: i radicali hanno sempre fatto dell'informazione il punto nodale di una democrazia, dall'informazione passa il conoscere per deliberare.

Se non torniamo alla prassi del contraddittorio, non è possibile diffondere il potere, come in certe dittature. È meritoria la mobilitazione, ci troviamo di fronte ad regolamento che si prende il diritto di legiferare di un argomento così importante. Senza informazione non c'è democrazia. Mettere in silenzio il popolo non funziona più. La risposta di questi giorni e delle scadenze fissate deve dare fiducia: non dormire sugli allori e non rassegnarsi. L'attenzione dell'opinione pubblica è essenziale per un buon funzionamento del Governo. La fragilità istituzionale in Italia è tanta. Ci vuole il coraggio di ricominciare da capo sulla dignità del cittadino. Nel mediterraneo i cittadini si sono ribellati per la dignità, la possibilità di poter dire qualcosa sulla gestione della cosa pubblica. Questa non è una battaglia corporativa di un solo settore, ma è una battaglia per tutti. Lo strumento della libertà della rete è per tutti. Il servizio è pubblico è ingessato e stagionale, è già in vacanza. Difendere tutte le voci è essenziale, indipendentemente dal credo singolo delle iniziative. Questa è una richiesta di semplice buon governo fatta all'authority: deve prendersi tempo per pensare. Gestire l'informazione è compito del Governo.

Conoscere per liberare è un tema essenziale. Ma cos'è il diritto d'autore e come è evoluto? Cosa si nasconde dietro la scusa di difenderlo? Parla di un altro dei fondatori di sitononraggiungibile, Marco Scialdone, avvocato ed esperto di nuove tecnologie:

Si tratta dell'ennesima occasione per salvare le lobby dell'intrattenimento da loro stesse, che da tempo si impegnano per sparire rovinandosi con le loro stesse mani. Man mano nel tempo si accaniscono contro ogni tecnologia: grammofono, audiocassette, videoregistratore ecc ecc. Hanno sempre sbagliato in tutti questi ambiti: non hanno capito l'innovazione, sono stati travolti da alti che hanno investito nella tecnologia vedendola come opportunità e non come pericolo. La battaglia non è contro l'AgCom, ma per l'AgCom perchè recuperasse il senso del proprio operare e la ragione stessa della sua esistenza, senza colpire nuove modalità espressive che nulla hanno a che fare con la tutela del diritto d'autore. L'AgCom ha bisogno della protesta, deve perdere per rendersi conto di cosa rischia di ottenere.

Pierluigi Bersani manda un messaggio: trovandosi all'Aquila, si unisce comunque alla protesta contro la manipolazione mediatica.

La libertà della rete è ossigeno vitale per la democrazia. Il nostro paese manca di libertà di informazione ed è colpito dai conflitti di interesse. Deve essere fugato ogni dubbio sul varo di una simile normativa, che non interferisca con la libertà di opinione. L'AgCom deve fermarsi. La democrazia italiana non può permettersi bavagli di alcun genere.

Nicola D'Angelo non è relatore in questa delibera nonostante sia parte dell'AgCom, ma è stato rimosso: in quel momento si è capito che l'autorità non era disposta a discutere. Pur facendo parte dell'AgCom parla a nome della protesta: il tema è importante, i diritti in gioco sono rilevanti e D'Angelo parla seguendo la sua coscienza.

Nessuno deve pensare che i contenuti in rete non debbano portare a forme di remunerazione: è giusto che ci sia riconoscimento economico. I modelli di remunerazione devono cambiare rispetto a quelli di 50 anni fa, difendendo i diritti di tutti, anche di chi vive della propria opera (scrittori e musicisti). La rete da una spinta alla produzione culturale senza dubbi e ci vogliono formule moderne. La discussione non si riduce alla pirateria, bisogna ragionare in modo più moderno con una legge nuova e specifica e non con norme nate per la televisione. Il decreto Romani ha esteso la portata delle regole televisive al Web: la rete è l'unica fonte di pluralismo in Italia e non possiamo ridurla alle condizioni di conflitto di interessi della tv.

Alessandro Gilioli dell'Espresso.it (Piovono Rane) è uno dei promotori dell'iniziativa.

La risposta non è diventare tutti bravi hacker: bisogna difendere la rete di tutti, anche di chi non sa smanettare, per chi si sposta dalla tv a Internet solo adesso. Bisogna garantire a tutti l'accesso all'informazione, non solo a chi è hacker, ma anche a chi non sa aggirare i filtri e chi sveglia solo adesso la propria coscienza critica: si chiama uguaglianza dei diritti.

Vincenzo Vita, parlamentare del PD molto attento alle nuove tecnologie, dichiara:

Il decreto legislativo Romani del 2009 diede una delega impropria ed illegittima all'autorità per le comunicazioni su materia che richiede una legge primaria. Si attende da 70anni una legge anche semplice sul tema del diritto d'autore: servono diritti di cittadinanza digitale per il nuovo millennio, serve una legge del parlamento. Calabrò è stato invitato da tanti a fermarsi; la volontà è quello di difendere il diritto intellettuale, ma la vecchia convenzione di Berna appartiene ad un mondo che non è più adeguato. La legge va adeguata, aggiornata, come tante altre volte nella storia italiana. È improprio che l'autorità si sostituisca ad un giudice arrivando all'oscuramento di un sito. L'Hadopi francese è stata rivista dal parlamento. Si parla di tutela giuridica dei cittadini: Calabrò deve presentarsi in parlamento parlando di cosa vuole fare.

Dario Fo, premio Nobel, è in collegamento su Skype:

La delibera è una cosa cosa da vomito, oscena, scontata. Appena si apre un canale che non si può controllare, si cerca di distruggerlo. Siamo in una nazione orrenda. Spero sia un orrendo sogno. Bisogna darsi da fare in modo accanito, triviale, aggressivo al pari di chi ci attacca. La tv produce esclusione, la rete è invece un'altro ambito. Non possono permettersi di trovare gabole oscene per cancellare ogni cosa buona. Dobbiamo fare intendere che siamo scocciati al limite. È necessario informare. Ognuno deve darsi da fare per capire cosa succede con una repressione di questo tipo.

Mario Staderini, segretario dei Radicali Italiani, parla:

la prima vittoria è quella di aver smosso l'opinione pubblica, imponendo alla politica un tema che non era nelle sue priorità. I segretari dei principali parititi e i parlamentari si sono smossi, i quotidiani hanno iniziato a dare informazioni solo in questi giorni, ma sono comunque grandi risultati. Chi fa le norme continua ad adottare leggi di 30anni fa alle nuove tecnologie perchè il sistema economico non è pronto o non ha convenienza a far utilizzare le innovazioni ai cittadini. I creative commons sono una licenza moderna, esistono licenze collettive estese: è questo di cui si dovrebbe parlare adesso. Oggi si ritarda l'arrivo al consumatore delle innovazioni. Ci vuole uno studio indipendente sulla pirateria, non delle aziende, senza pregiudizi di base.

Michele Santoro aderisce, ma non è presente. Farà il possibile per sostenere l'iniziativa. Umberto Croppi, di Futuro e Libertà ed ex assessore alla cultura di Roma, dice:

è pericolosa l'incultura che c'è dietro il provvedimento: manca la cultura per razionalizzare questi interventi. Chi delibera non conosce, non sa di cosa si sta occupando.

Mauro Vergari, rappresentante di Adiconsum, che ha aderito sin dall'inizio della protesta: i

l diritto d'autore è sempre stato un problema che poteva minare il diritto del consumatore. Ora siamo all'apice del pericolo: la delibera elimina la magistratura e la polizia giudiziaria per un reato penale, creando un precedente pericoloso e che lede il diritto costituzionale del cittadino. Questa associazione rappresenta i cittadini all'interno dell'AgCom, ma è stata scavalcata. AgCom ha agito senza mediazione.

Roberto Natale, presidente dell'associazione nazionale della stampa:

troppi non hanno capito cosa è successo con i referendum. Si è votato sui beni comuni, comprendendo anche l'informazione e non solo l'acqua. L'informazione è un bene comune. L'informazione è un bene comune. L'articolo 21 è indivisibile. È importante difendere la sfera pubblica con la partecipazione consapevole dei cittadini.

Carlo Infante, responsabile del progetto Urban Experience, dichiara:

la rete è funzionale per produrre dinamiche di società. Il web è uno spazio pubblico: presto scopriremo come fare soldi per tutti. La rete è l'unica chance per uscire dallo stallo di mercato dell'Italia, un nuovo modo per produrre ricchezza. Va ricreata coesione sociale e ricchezza, superando i colli di bottiglia che impediscono questa crescita. Il web non è solo per le avanguardie, è la speranza per uscire da questa fase di chiusura del paese, per uscire dalle logiche dell'AgCom e della SIAE che impediscono circolazione di opportunità. L'autore non ha solo diritto, ma anche il dovere: siamo tutti produttori di informazione, di valore aggiunto.

Marco Perduca, senatore dei Radicali, uno dei primi blogger italiani, si esprime a sua volta:

l'Italia è un regime antidemocratico. Le autorità che devono garantire delle decisioni fondamentali sono scelte in modo discutibile, non c'è un processo di selezione trasparente. Non esiste il conoscere per deliberare necessario alla democrazia. Proposta: dopo la decisione dell'AgCom dobbiamo iniziare a preparare una proposta che faccia tesoro dei creative commons, una mozione che possa essere discussa entro la conclusione dei lavori (fino 5/6 Agosto) con il sostegno di personalità politiche. Vanno messe insieme le idee necessarie in un unico documento.

Antonio Di Pietro svela che l'AgCom non è un'entità indipendente. La forza della rete ha avuto la prova del 9 con i referendum. Calabrò si giustifica dicendo di non poter fare molto perchè la legge non è chiara, e Di Pietro risponde di rivolgersi al Parlamento.

Questi sono solo alcuni dei numerosissimi interventi di artisti, musicisti, giornalisti, blogger, parlamentari e politici. L'Italia si sta smuovendo?

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