Anonymous denunciati: e se i crimini informatici in Italia fossero altri?

anonymous arresti perquizioni gubitosaStamattina abbiamo raccontato delle denunce e delle perquisizioni che avrebbero decimato il gruppo hacker Anonymous: molte le perplessità a riguardo. Prima qualche ironia sul nickname del "leader" Phre - uso il virgolettato perché Anonymous è un'organizzazione non gerarchizzata, non ha un leader - troppo simile al suo cognome, Frey. Poi qualche dietrologia sull'operazione, avvenuta proprio oggi, in coincidenza con la Notte della Rete contro la delibera AgCom 668/2010.

Il giro di vite sarebbe la diretta conseguenza degli attacchi avvenuti nei giorni scorsi, per esempio al sito del Governo Italiano. Ne ho parlato rapidamente al telefono con Carlo Gubitosa, uno che di hacker e di retate se ne intende. Giornalista, scrittore, autore nel lontano 1999 di The Italian Crackdown, volume in cui si raccontava la prima retata informatica delle forze dell'ordine in Italia.

Era il 1994 e ci finivano in mezzo le BBS di Fidonet accusate di essere al centro di scambi di software pirata. L'effetto dell'operazione fu quello di portare al collasso le BBS oneste, e lasciare pressoché inalterata la rete pirata. Parte Gubitosa: "La mia idea su quanto accaduto stamane? Che i crimini informatici in Italia siano ben altri".

"I veri crimini informatici in Italia sono stati fatti con la complicità delle istituzioni: vedi Italia.it". Gubitosa si riferisce allo scandalo del portale per il turismo: era il 2007, su queste pagine Napolux ne scriveva così:

Dopo anni di sviluppo (costellati di ritardi) è arrivato Italia.it: la critica è stata feroce e la Blogosfera si è scatenata. Poco usabile, legge Stanca non rispettata, vulnerabile ad attacchi di tipo XSS, flash in sovrabbondanza ed errori grossolani (come nella pagina “chi siamo”). Quello che scandalizza sono i 45 milioni di euro spesi per il portale, di cui 100.000 solo per il logo a quanto pare.

Tornando all'operazione di stamane, precisa Gubitosa "Da una parte, bisogna mettere l'interruzione di pubblico servizio", e quantificarne il valore. Quanto "vale" mezz'ora di down del sito Governo.it? E del sito AgCom? O del sito delle Poste Italiane? Quanto costa il down causato da un attacco al sito delle Poste Italiane, e quanto è costata fino a oggi la chiusura 23.30 alle 6.30 - online! - del servizio online di PostePay? E prosegue "Per ogni attacco deve esserci una vulnerabilità: quanto gli sarebbe costato un consulente che trovava le stesse falle?".

In un certo senso, quella di Anonymous è in pratica una consulenza gratuita. Evitando dietrologie, gli chiedo: non è un po' strano che proprio oggi avvenga questa operazione, il giorno in cui buona parte del web italiano si mobilita per La Notte della Rete contro la delibera AgCom?

Gubitosa è diffidente, rispetto a questo tipo di eventi: "Vorrei esprimere il mio disagio per questo genere di manifestazioni: il dato di fatto con cui dobbiamo fare i conti è che l'informazione è sotto libertà condizionale su tutti i fronti, non solo sul web. Ci sono situazioni ben più gravi cui fare fronte" e cita per esemplificare la legge 62/2001 sull'editoria - per approfondire, qui la spiega proprio Gubitosa del 2001. In sintesi, la libertà di stampa, la libertà d'informazione in Italia sono garantite a chi può pagarsi un buon ufficio legale per difendersi dalle querele per diffamazione.

"È una retorica che vorrei smontare, quella della libertà di stampa sul web: sei libero solo di scrivere cose innocue, altrimenti, serve un avvocato che segua per dieci anni una causa" e pochi possono permetterselo. La situazione quindi, al di là delle libertà digitali e degli arresti di sospetti "fiancheggiatori" di Anonymous nel nostro Paese è deformata da ben altro, come da leggi assurde sulla diffamazione.

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