Friendfeed 2011: A-social network

I social network regalano sempre dei momenti indimenticabili. Sta a ognuno di noi poi decidere se piazzarli nella Hall of Fame del LOL o in quella della tristezza.

L'ultima saga degna di essere raccontata è quella di un'utente di Friendfeed che al culmine di un climax di autoincensamento ha postato delle foto (molto belle) della popolazione afghana, dicendo di averle scattate lei. Sbugiardata in quarantaquattro secondi da una serie di altri utenti che hanno trovato gli originali su Flickr, la ragazza non ha, come avrebbe dovuto, chiesto scusa a tutti percorrendo in ginocchio le vie delle Rete.

No, ella ha rilanciato. Ella ha creato una schiera di fake, gli uni buoni e gli altri cattivi, che si sono scontrati a lungo, a colpi di insulti, sulle timeline degli altri friendfeeddari increduli di fronte a questo spettacolo magnifico e gratuito.

"Il mio account è stato hackerato".
"Muahahaha, sì le ho hackerato l'account".
"Hei tu hacker di account, sei una persona malvagia".


Il tono è stato questo, i polpastrelli che digitavano i messaggi sempre gli stessi.

Come spesso in questi casi, si sono poi aperte infinite discussioni, animate da filologi ed eziologi che hanno provato a spiegare i perché e i per come della vicenda, con screenshot dei post cancellati e materiale d'archivio su altri casi simili del passato.

Ora, al di là dello scarso interesse che può suscitare questa faccenda fra coloro che non frequentano friendfeed, la domanda è: non è il caso di dotare i social network di un consultorio on line con, non dico uno psicologo, ma almeno un counselor a disposizione per i casi più gravi?

[Foto: Flickr - Testo: Prosdocimo - Bibliografia essenziale: http://ff.im/GHGD2]

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