BCI: dall'hackmeeting di Firenze alla memoria artificiale dei topi

memoria topi cervello umanoDal 24 al 26 giugno si è svolto a Firenze l'HackMeeting 2011: su Alias sono uscite due pagine dedicate all'evento, con un'intervista a Gabriella Coleman, professoressa di media studies alla New York University. Mi sono fermato un attimo quando ho letto questa sua risposta, a una domanda di Alessandro Dellanti:


Cosa ne pensi della possibilità di esportare l’hacking al di fuori del mondo del software?

Sia la biologia, sia l’hardware sono aree eccitanti. Soprattutto la biologia: io credo davvero che ci sarà un’esplosione massiccia di laboratori indipendenti e che l’attitudine hacker in questo settore decollerà. Non si sa in quale forma, magari non sarà politicamente rivoluzionario, ma è li che bisogna guardare. Vedremo poi se diventerà velocemente una pratica imprenditoriale o se sarà più indipendente dal punto di vista politico. Per ora non si stanno ottenendo grossi risultati ma magari tra 10 o 15 anni sarà diverso. Nulla accadrà a breve, ma i laboratori stanno nascendo e le capacità umane ci sono.


Ovvero: BCI, brain computer interface, uno dei miti fondativi cyberpunk che carsicamente riemerge. Anche in questo periodo è riemerso: è di questi giorni la notizia che alla Wake Forest University l'equipe del neurologo Samuel Deadwyler ha sperimentato in un topo una memoria artificiale. Una memoria nuova.

Certo, non è da poco che se ne parla, di BCI: se rileggete questo pezzo di qualche settimana fa, in cui si mettevano insieme tanti temi, dalla privacy al controllo mentale il dato emerge chiaramente. Ma restiamo sulla memoria protesica.

Leggo su Technology Review delle ricerche svolte alla Wake Forest University. In sintesi i ricercatori cosa hanno fatto? Prima hanno fatto imparare semplici azioni ai topi, ovvero premere due piccole leve in sequenza. Registrando l'attività cerebrale mentre compivano l'azione.

Dopo vari step intermedi i ricercatori sono arrivati a quello definitivo: in un gruppo di topi hanno bloccato con un farmaco la formazione della memoria. Scoprendo che le cavie potevano "ricordare" la sequenza di leve, malgrado non potessero farlo. Non era stata loro insegnata: lo stimolo arrivava da un chip e 32 piccoli elettrodi.

Di memoria artificiale, di BCI, e di "miglioramento" dell'essere umano si parla davvero da tempo. Vi segnalo queste riflessioni di Luca De Biase datate 2006, sono passati cinque anni. Ma potrebbero essere state scritte ieri:

D'altra parte, il futuro è spesso vecchissimo. Il mito dell'intelligenza migliorata dalla chimica è un luogo archetipico classico, precedente alle feste delle baccanti. Ma nella società dell'efficienza, può andare fuori controllo. Che cosa succederebbe se con la stessa logica si mettessero in circolazione le pillole per il senso critico e quelle per l'obbedienza, quelle per l'ispirazione poetica e quelle per il calcolo dell'utilità individuale? O quelle per aiutare i consumatori a scegliere: per difenderli dalle bufale o, in altri casi, per facilitarli nell'accettare i suggerimenti della pubblicità? Il controllo del cervello è uno degli obiettivi di qualunque dittatura: la dittatura del progresso fine a se stesso, potrebbe rivelarsi tra le più indesiderabili

Foto | Flickr

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