Delibera AgCom 668/2010, Agorà Digitale spiega perché non abbassare la guardia

agora digitale incntro deliberaOggi pomeriggio il video incontro "Svegliati e reagisci", organizzato da Agorà Digitale per fare il punto sul regolamento contenuto nella delibera AgCom 668/2010, emersa nel dettaglio venerdì scorso dopo l'incontro di Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assonet - Confesercenti, Assoprovider - Confcommercio, e dello Studio Legale Sarzana con Corrado Calabrò, presidente AgCom.

Diciamo subito che in apertura della diretta streaming è arrivato un lancio d'agenzia - di cui torneremo a parlare - in cui AgCom tirava un po' il freno a mano, e i tempi di approvazione sono sembrati meno imminenti. Ma la votazione resta prevista già per il 6 luglio, tanto che l'Espresso titolava il pezzo dedicato alla vicenda "6 luglio, muore il Web italiano".

Ora sembra ci sia uno spiraglio di luce, ma non è il caso di abbassare la guardia. Ho seguito la diretta streaming trascrivendo gli interventi salienti: dopo il salto proviamo a fare il punto e capire di che cosa si tratta e qual è la posta in gioco.

Juan Carlos de Martin ha riassunto così le posizioni di AgCom in quanto alla regolamentazione del diritto d'autore su La Stampa

In base alle linee guida pubblicate dall’Autorità in occasione di una consultazione pubblica tenutasi a inizio anno, l’Agcom vorrebbe istituire una procedura veloce e puramente amministrativa di rimozione di contenuti online considerati in violazione della legge sul diritto d’autore. L’Autorità potrebbe sia irrogare sanzioni pecuniarie molto ingenti a chi non eseguisse gli ordini di rimozione, sia ordinare agli Internet Service Provider di filtrare determinati siti web in modo da renderli irraggiungibili dall’Italia. Il tutto senza alcun coinvolgimento del sistema giudiziario

Censura allo stato puro: e soprattutto, un orientamento guidato da pressioni puramente lobbistiche, delle major. Sia discografiche che cinematografiche, ma anche televisive. Scrive Guido Scorza, avvocato

L’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni ha scelto di lasciarsi tirare dalla giacchetta dei titolari dei diritti e di quanti hanno, oggi più che mai, paura di una Rete libera e strumento di circolazione di idee, informazioni e creatività. (...) Il prossimo sei luglio, il consiglio dell’Autorità approverà una delibera contenente il nuovo regolamento relativo all’enforcement dei diritti d’autore online e si tratterà di una disciplina sostanzialmente conforme a quella che, ormai da mesi, l’AGCOM ha annunciato l’intenzione di varare, sebbene all’esito di un giro di audizioni tra gli addetti ai lavori (...) Siamo alla vigilia del varo di un Regolamento illegittimo – tanto sotto il profilo della disciplina nazionale che sotto quello dell’Ordinamento UE – palesemente inattuabile e suscettibile di ledere in modo irreparabile il diritto all’informazione di milioni di cittadini.

Venerdì scorso tutto era partito da uno sfogo di Luca Nicotra sul suo blog, vi consiglio di leggerlo se avete cinque minuti perché offre uno splendido - e terribile - spaccato di come funzioni parte dell'apparato amministrativo di questo Paese.

Durante l'incontro "Svegliati e reagisci", ha spiegato Fulvio Sarzana, dello studio legale omonimo:

Vorrei partire da un caso di questi giorni per farvi capire cosa potrebbe succedere. C'è una associazione di consumatori che ha messo sul proprio canale Youtube dei frammenti video di programmi Mediaset, che rappresentavano delle denunce dei consumatori. Ebbene sulla base della segnalazioni di Mediaset, Youtube ha cancellato l'intero canale dell'associazione dei consumatori, con video prodotti da loro, su categorie protette, disabili. Questo potrebbe accadere semplicemente con il volere dell'AgCom. (...) La libertà deve essere preservata: noi non abbiamo il fair use come negli Stati Uniti: dove è vero che ci sono le major, ma è anche vero che se in America utilizzi pochi frammenti, e se sei un'organizzazione no profit, nessuno ti dirà mai che stai violando copyright. È un uso ammesso (...) Se passasse la delibera AgCom anche cantare Happy Birthday e mettere il video su Youtube sarebbe una violazione del copyright.

Ha proseguito sempre Sarzana:


Non sappiamo cosa accadrà il 6 luglio, cosa pensino i consiglieri dell'AgCom, sappiamo che è un'autorità che non ascolta la voce della società civile. Qualche settimana fa negli Stati Uniti, per un errore, 84mila siti che non avevano nulla a che vedere con la pirateria, sono stati cancellati, perché qualcuno ha sbagliato. Un soggetto ha premuto un tasto, e via 84mila siti. Cancellati dall'oggi al domani. Molti non sono più apparsi, erano fonti informative autonome. In Italia sembra che ci sia solo la televisione. Ma ci sono soggetti che non possono accedere alla televisione (...) Dobbiamo sempre domandarci se una violazione del diritto d'autore e una cancellazione siano qualcosa che possono interferire col diritto dei cittadini di essere informati. È una pena di morte digitale.

Gian Battista Frontera

, vice presidente di Assoprovider spiega dal punto di vista tecnico come potrebbe avvenire l'oscuramento minacciato dalla delibera AgCom:

L'impatto tecnico è devastante, ci sono soltanto due vie d'uscita: o l'inibizione dell'indirizzo ip dove è ospitato il contenuto incriminato - parliamo di siti esteri in questo caso - perché per i siti italiani una volta che il provvedimento è partito dall'AgCom, ci sono il sequestro e la rimozione. L'operatore deve agire entro 48 ore e chi è parte lesa da questa rimozione in buona sostanza ha tempo cinque giorni per reagire.

Leggete bene: la prima frase del quote qui sotto è quella chiave. È sempre Frontera a parlare:

La cosa gravissima è che viene saltata l'autorità giudiziaria, la valutazione che qualcuno chieda la rimozione di un certo contenuto non viene presa in considerazione dal provvedimento, c'è un esautoramento del potere giudiziario e una delega all'esterno

Poi spiega all'atto pratico come funzionino questi blocchi:

La rimozione di siti esteri non è una rimozione, lì si passa all'oscuramento, ci sono due tecniche: inibizione raggiungimento ip, l'ip è quel numero che si nasconde dietro un dominio o n domini, il che crea il problema. Se dall'Italia rendo irraggiungibile un indirizzo ip non rendo irraggiungibile solo il sito dove ho ospitato il contenuto, ma rendo irraggiungibili tutti i siti e tutti i contenuti di quell'indirizzo ip. Se non fosse questo tipo di tecnologia quella utilizzata si dovrebbe usare una tecnologia chiamata deep packet inspection. Quando spediamo un dato attraverso internet, il protocollo ip cosa fa? Affetta in tante piccoli parti questi file, li numera, e vengono lanciati sulla rete e seguono strade diverse, e si ricompongono a destinazione. Il DPI per esaminare il contenuto sospetto, cosa fa? Ricompone questi pacchetti fino a che non si è ricostruito il file. Si va a ricostruire tutto il traffico che passa attraverso quel nodo, mail, informazioni, documenti, il rischio in questo modo è che si violino i dati sensibili di un individuo. Si possono scoprire, le preferenze religiose, politiche, sessuali, la salute... la mia domanda è: non si è fatta una cosa del genere quandoci è stato il rischio del terrorismo internazionale, dopo il settembre 2001, nemmeno gli americani, ebbene lo facciamo perché delle multinazionali premono a livello italiano?

Marco Scialdone

, anche lui legale ed esperto di diritti digitali ha aggiunto:

Il diritto d'autore in rete è una cosa un po' più complessa di quella che immaginano i commissari AgCom, non è quella che gli hanno raccontato i lobbisti. È una cosa complessa che rischia di rendere irraggiungibili siti esteri che hanno unica pecca di fare un uso creativo di contenuti che sono nuove forme d'arte. Tutte forme di arte illegale che non hanno incidenza sul punto economico. Non è così facile e intuitivo andare a capire che cosa è dannoso dal punto di vista economico e cosa non lo è. L'impianto del diritto d'autore classico è completamente inadatto allo scenario digitale (...) C'è un nuovo modo di rapportarsi con la rete, una nuova forma di comunicare è un nuovo linguaggio: quando si parla di inibire linguaggio, si parla di censura.

Conclude Scialdone:

La cosa che più mi ha amareggiato è stata l'assenza totale di consapevolezza, l'assenza totale di una volontà di confronto: è inaccettabile che una autorità indipendente rifiuti di confrontarsi su queste tematiche o lo faccia solo a certe condizioni

Sono previste manifestazioni da qui al 6 luglio: per tenervi aggiornati, trovate tutte le informazioni nel gruppo Facebook "Svegliati e reagisci, Italia!" segnalato nei commenti.

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