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Privacy: Google, internet e il controllo mentale

Pubblicato: 09 giu 2011 da Gabriele Ferraresi

Commenti dei lettori

controllo mentale googleForse tra un secolo avremo la prospettiva adatta per renderci conto delle rivoluzioni epocali di questo tempo: noi non ci saremo. Lo capiranno i nostri nipoti quanto il web abbia cambiato le nostre vite: ma se non avete voglia di aspettare fino al 2111, c’è un pezzo di Sue Halpern uscito sulla New York Review of Books. Titolo non tranquillizzante: Mind control and the Internet, la rete e il controllo mentale.

Premessa: è un pezzo davvero molto lungo, che tocca argomenti distantissimi tra loro e non proprio alla portata di tutti. A mio modo di vedere sono due i temi centrali: la fusione tra uomo e macchina - mito fondativo cyberpunk, che proprio in quanto mitologia muta: ma allo stesso tempo è eterno - e il condizionamento mentale alimentato da un nuovo modo di assimilare le informazioni e la conoscenza.

La prima parte del pezzo espone alcuni esempi di BCI, ovvero Brain Computer Interface. Sono storie di speranza, per persone magari paralizzate, che semplicemente con la forza del pensiero riescono a muovere un cursore sullo schermo di un pc. E questa non è fantascienza: è scienza. Si chiama BrainGate ed è stato testato alla Brown University, non è neanche una novità…

Sue Halpern infatti racconta la storia di Michael Chorost. Sono già passati dieci anni…

Michael Chorost ha beneficiato dall’impianto di una interfaccia cervello-computer (d’ora in poi: BCI, brain computer interface) quando nel 2001 decise di porre rimedio alla sua sordità con un impianto cocleare, non inserito però direttamente nel cervello, ma all’interno dell’orecchio. I risultati li raccontò in un volume del 2005, intitolato “Rebuilt: How Becoming Part Computer Made Me More Human”. Il suo nuovo libro, “World Wide Mind: The Coming Integration of Humanity, Machines, and the Internet” mostra chiaramente come sia diventato uno dei convinti sostenitori del futuro mix uomo-macchina.

Per introdurre il tema dell’uomo macchina e della BCI. Secondo Chorost, che ha una certa dose di zelo del convertito “saremo tutti collegati direttamente a internet tramite impianti neuronali, e in questo modo il web “Si unirà a noi senza soluzione di continuità, naturale e semplice come lo sono le nostre mani”.

Nel campo medico - e anche dal punto di vista etico - il dibattito è molto aperto tra gli interventi che garantiscono una riabilitazione - l’udito per Chorost: prima non sentiva, ora sente - e gli interventi che garantiscono un miglioramento. Ristabilire quello che ci aveva dato la natura è giusto: ma perché non potenziarlo? Un potenziamento delle nostre capacità, anche in relazione con l’ambiente che ci circonda, decisamente rivoluzionato rispetto a quello dei nostri padri, non parliamo di quello dei nostri nonni.

Rivoluzionato a livello cognitivo. Scrive sempre Sue Helpert

“Alcune caratteristiche umane come il QI sono cresciute nell’ultimo secolo” scrive Chorost “ma sono cresciute a un ritmo molto più lento rispetto a quanto è cresciuta la tecnologia. Non esiste una legge di Moore per gli esseri umani”. (la Legge di Moore è “Le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad esso relativo, raddoppiano ogni 18 mesi”, la trovate dettagliata su Wikipedia)

E a quel punto, Chorost tira in ballo il web: e Google, come fonte di questa cornucopia di sapere. Una cornucopia di sapere infallibile? Una cornucopia di sapere, sì, infallibile certamente no. E anche un po’ spiona.

Sue Helpert a quel punto riassume il funzionamento del motore di ricerca di Mountain View, che immagino molti di voi conoscano. Un algoritmo di base, il Pagerank, che dovrebbe garantire - e sicuramente garantisce - risultati affidabili, con poco margine di errore. Ma che ha anche alcuni difetti, segnala Sue “è un sistema che si auto-perpetua, visto l’utilizzo che fa della popolarità (il numero di link) come indicatore dell’importanza di un sito”, ma è anche un processo anche tutt’altro che imparziale, minato dal SEO e da altro. Soprattutto a partire dal dicembre del 2009: quando Google ha iniziato ad adattarsi un po’ di più a noi.

Lo spiega Eli Pariser nel libro The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You: c’è stato un salto in avanti nella profilazione degli utenti, per offrire risultati di ricerca personalizzati. E ancora oggi molti non sanno che se cercate “Downloadblog” sul vostro computer a casa, i risultati della query saranno magari molto diversi da quelli che trovo sul mio MacBook.

È come se i lemmi di un’enciclopedia cambiassero a seconda di chi apre il volume. Che cosa comporta questo, abbinato al funzionamento di un motore di ricerca?

Una delle conseguenze più insidiose di questa individualizzazione, è che cucendo su misura le informazioni che noi riceviamo tramite un algoritmo che dovrebbe percepire chi siamo - una percezione composta da 57 variabili - Google tende a offrire risultati che confermano la nostra visione del mondo, la nostra ideologia, ciò che già sappiamo. Rassicurante? Certo, se non ci si sta a pensare troppo.

I risultati di ricerca saranno diversi se a digitare “climate change” nella barra di ricerca è un blogger ecologista, o un alto dirigente di una corporation petrolifera. E di lì a poi il passo è breve: l’algoritmo ha già capito perfettamente se siete Democratici e Repubblicani - applicate le medesime divisioni politiche alla nostra piccola Italia, è tutto assolutamente identico - non gliel’avete detto esplicitamente, ma lo sa.

Certo, per chi di noi vive sul web non sono novità assolute, sappiamo come funziona quello che circonda, che è gratuito - pensate a Facebook o alla stessa Google per esempio - non perché quelle aziende fanno beneficenza: ma perché guadagnano da altro. E le implicazioni per la nostra privacy le conosciamo perfettamente.

Le conosciamo, davvero?

Foto | Flickr

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7 commenti

Commenti dei lettori

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  • JecKo

    09 giu 2011 - 13:43 - #1
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    E’ ora di creare una nuova rete, libera e nostra!

  • Profilo di greederr

    greederr

    09 giu 2011 - 14:00 - #2
    0 punti
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    Colui che non può essere nominato , uccide la nostra libertà! è giunta l’ora di unirci e combattere contro le forze del male!

  • giostraio.impazzito

    09 giu 2011 - 14:39 - #3
    1 punto
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    Facebook è la peggior azienda dell’anno relativamente alla privacy.

    http://bba.winstonsmith.info/

    Google e Facebook, sono la nuova Microsoft degli anni 80/90.

  • Mulholland

    09 giu 2011 - 17:05 - #4
    1 punto
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    orwell…1984…dispotia… stiamo vivendo l’inizio della fine della nostra libertà per come è conosciuta… il bello è che ci piace!

  • Profilo di impwinstech

    impwinstech

    09 giu 2011 - 17:23 - #5
    2 punti
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    Ottimo articolo, non sapevo che Big G variasse le ricerche a seconda di chi le fa. Io ricerco sempre da “loggato” quindi probabilmente attivo tutte le 57 variabili. :) Pero’ mi chiedo: non basterebbe “sloggarsi” per avere ricerche più oggettive? Oppure Google usa tecniche di traking più avanzate?

  • giostraio.impazzito

    10 giu 2011 - 15:33 - #6
    1 punto
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    @impwinstech: magari usasse solamente la login del tuo account gmail.
    dns di google ….
    analytics… ( la bestia più brutta del web )
    adsense
    gmail, gtalk e compagnia bella …
    orkut…
    blogger, blogspot o come si chiama …

    ed ora introdurrà il “+1″

    in poche parole: google sà tutto, ogni sito che apri, quando lo apri e quanto tempo ci stai, le parole che cerchi, il primo sito che apri, i link che clikki, da quando apri il browser a quando lo chiudi, cose preferisci, cosa voti, se guardi i siti porno…
    e potrei continuare per ore…

  • urdnot

    05 nov 2011 - 14:47 - #7
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    mi stupisce molto di più facebook e la sua pubblicità. google in un certo senso sarebbe autorizzata a conservare informazioni per migliorare la ricerca, e adattarla all’utente. quando siamo loggati con l’account google è ovvio che ciò accada, ma ho i miei dubbi che il colosso di mountain view conservi SEMPRE le nostre informazioni (altrimenti non avrebbe implementato in un suo programma la navigazione in incognito). ciò che sta scritto in questo articolo è a mio avviso sprovvisto di fondamenta… dare credito a fanatici che reputano google e il vaticano associati alla nasa per la conquista dell’universo è più credibile.
    se davvero avete dubbi sulle ricerche effettuate su google, basta solo metterci d’accordo e fare una ricerca sincronizzata sullo stesso argomento, e vedremo quanto è vero ciò che dice Eli Parisier. però vi faccio notare che la pubblicità di facebook è nettamente peggiore, in quanto adatta gli ads a seconda di ciò che cercate NON SOLO su facebook: in sostanza, se cercate qualcosa su bing o (google) vi ritroverete pubblicità su fb in base alla ricerca. inoltre, stando agli ultimi aggiornamenti, pare che fb conservi le vostre informazioni sui propri server anche se avete eliminato post o il vostro account intero.