Davide contro Golia, certo ci crediamo tutti...


Tutti sanno che Internet è un luogo molto comodo: nessuno sa che sei un cane malato. Nella vita reale puoi contare come una pulce, ma online puoi spacciarti per Dio come niente fosse. Anche quando sei alto un metro e due spanne, e sudaticcio. E' il caso di un noto imprenditore del web, che dopo aver venduto un'azienda ad AOL nel 2006, mise in piedi un progetto promettente come Mahalo: la directory fatta a wiki e costruita con la logica on demand diventata famosa solo qualche anno dopo. Alla prova dei fatti, Mahalo si dimostrò un modello costoso e non tanto redditizio, così il noto imprenditore si buttò a capofitto nelle tecniche SEO più sconce, per indicizzare al meglio il numero più alto possibile di pagine.

Niente di male: tutti quanti detestiamo il SEO spinto, per non parlare di quello black hat, ma non saremo noi a scagliare la prima pietra proprio oggi. Il problema, circa l'anno scorso, fu quello di sentire il noto imprenditore che scagliava tuoni e fulmini contro la comunità SEO, colpevole di inquinamento dei risultati di ricerca di Google. Ma come? Proprio tu che fai le sporcherie, ora pontifichi alle conferenze con le mani ancora sporche di marmellata, e sputtani i concorrenti? Bastarono due giorni per trovare il nostro eroe svergognato all'inverosimile sui blog di SEO famosi, vedete ad esempio qui, qui e qui.

Oggi ci risiamo: il noto imprenditore sudaticcio deve lanciare una nuova conferenza hi tech in California, ha bisogno di PR e sa benissimo come scatenare una controversia per far parlare di sè. Vediamo come è girato il vento. Oggi il cattivo è Google, inversione di rotta a 180 gradi. Sì perchè Google, con il suo recente Panda Update, ha dichiarato una mezza guerra ai contenuti di bassa qualità e sta rendendo la vita difficile alla florida industria dell'ottimizzazione.

Quattro le colpe capitali di Google e altrettanti i consigli che sudaticcio impartisce gratuitamente a Mountain View. Primo: non disturbare chi ti spamma - anzi, comunica pubblicamente i nuovi criteri dell'algoritmo, in maniera che spammarti resti sempre un gioco da ragazzi. Secondo: non difenderti dai concorrenti - anzi paga chi produce contenuti (la nota posizione di De Benedetti e dei nemici di Google News che avevamo visto qui nel 2009). Terzo, qualcosa che possa piacere a tutti e generare consenso per la propria campagna di PR: Google, devi aumentare il revenue share per i partner, iniziando da chi crea contenuti per Youtube.

Quarto: l'indice di Google è inaffidabile, ci vuole una Authority che possa metter le mani sull'algoritmo - un po' come dire che anche la Coca Cola potrebbe essere troppo dolce e favorire la carie, quindi la ricetta segreta va aperta e i brevetti che la difendono vanno messi in soffitta. Idea che tutto sommato circola da anni e che ha una base di buon senso: Google è troppo potente e la quota di mercato che detiene è spaventosa. Niente di nuovissimo, se non fosse per la perla finale di sudaticcio: ah, scusate, l'Authority di controllo la fondo e dirigo io. Quando si dice genio del male...

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