Balene e giraffe, aziende e città: la teoria della scalabilità universale del Professor West


Una buona notizia: Eric Raymond ci aveva visto giusto. Non che la cosa fosse mai stata in discussione, almeno per chi con il software ci lavora. Ma una conferma autorevole come quella di Geoffrey West fa sempre piacere: il software libero è come la città, come il Bazaar - l'azienda invece è come la Cattedrale descritta nel fondamentale saggio del 1997.

Il saggio descrive in sostanza due contrapposte modalità di sviluppo del software libero:

  • Nel modello a Cattedrale il programma viene realizzato da un numero limitato di "esperti" che provvedono a scrivere il codice in quasi totale isolamento. Il progetto ha una suddivisione gerarchica molto stretta e ogni sviluppatore si preoccupa della sua piccola parte di codice. Le revisioni si susseguono con relativa lentezza e gli sviluppatori cercano di rilasciare programmi il più possibile completi e senza bug. Il programma Emacs, il GCC e molti altri programmi si basano su questo modello di sviluppo.
  • Nel modello a Bazaar il codice sorgente della revisione in sviluppo è disponibile liberamente, gli utenti possono interagire con gli sviluppatori e se ne hanno le capacità possono modificare e integrare il codice. Lo sviluppo è decentralizzato e non esiste una rigida suddivisione dei compiti, un programmatore di buona volontà può modificare e integrare qualsiasi parte del codice. In sostanza lo sviluppo è molto più anarchico e libero, da qui il nome di modello a Bazaar. Il Kernel Linux e molti programmi utilizzano questo nuovo modello di sviluppo associativo.

L'analogia tra città e sviluppo di un progetto Linux è proprio qui, all'inizio del saggio. Perfettamente centrata su quanto ha dimostrato il Professor West: la confusione, la tolleranza alla diversità, l'assenza di struttura rigidamente gerarchica - ecco cosa permette al caos urbano di generare valore.

Il fatto che questo stile bazaar sembrasse funzionare, e anche piuttosto bene, mi colpì come uno shock. Mentre imparavo a prenderne le misure, lavoravo sodo non soltanto sui singoli progetti, ma anche cercando di comprendere come mai il mondo Linux non soltanto non cadesse preda della confusione più totale, ma al contrario andasse rafforzandosi sempre più a una velocità a malapena immaginabile per quanti costruivano cattedrali.

West lo dice in maniera molto sintetica:

Quando si trovano tutte insieme, le persone diventano molto più produttive.

Ma non tutto quello che brilla è oro. Vediamo il rovescio della medaglia: in città si moltiplicano le opportunità, ma ad un prezzo che nel lungo periodo non è sostenibile. Il New York Tiimes riporta le parole dello scienziato, tradotte qui da Internazionale:

“Quando noi esseri umani abbiamo cominciato a vivere nei centri urbani, abbiamo fatto qualcosa di assolutamente nuovo nella storia”, aggiunge West. “Ci siamo allontanati dalle equazioni della biologia, che sono sublineari. Tutti gli altri esseri viventi diventano più lenti quando le loro dimensioni aumentano. Con le città succede il contrario: man mano che crescono, tutto accelera. Non c’è un modello equivalente in natura. Sarebbe come scoprire che un elefante è in proporzione più veloce di un topo”.

E l'accelerazione richiede quantità di energia sempre più elevate per restare funzionale. Eccoci al problema che tutti bene o male viviamo: la città è troppo veloce e il lavoro sul web è troppo frenetico - l'unica soluzione è uscire da questa giostra pazzesca prima che sia troppo tardi. Io, per dire la mia, sono già un paio di anni che penso di abbandonare del tutto la mia vita lavorativa chiusa tra un browser e un client di mail. Aprire la gabbietta del criceto, fermare la ruota, rallentare e ricominciare a pensare con una lunghezza d'onda che non mi frigga il cervello.

Anche perchè, se ritorniamo a West, ecco cosa ci spiega nel video uscito ieri sul prestigioso e storico sito Edge: questa necessità continua di nuove energie è una Legge di Moore destinata all'implosione - arriveremo presto a necessitare di una nuova rivoluzione ogni sei mesi. Qualcosa di grosso, come una nuova telematica, un nuovo Internet ogni pochi mesi: qualcosa di improponibile, per il semplice motivo che non saremmo in grado di assorbire il cambiamento culturale di ondate d'innovazione così forti e vicine tra di loro. Di qui la conclusione logica: uscire dalla giostra. Per andare dove, poi questo non lo si capisce bene... una situazione mediamente terrificante. Specialmente per un paese come l'Italia dove la ricerca principalmente è discussa quando se ne tagliano i budget. In altre parole: saremo tra i primi a collassare. E crolleremo perchè siamo uno Stato Cattedrale: un paese dove la burocrazia e l'amministrazione fanno la parte del leone, un paese conformista e vecchiotto dove il pazzo e il cervello libero sono malvisti. Il vero paese azienda, proprio quello teorizzato da Berlusconi, come riporta la pagina Wikipedia sul Berlusconismo:

La forma di governo auspicata da Berlusconi si basa sullo Stato azienda: uno Stato governato con le modalità e tecniche tipiche della gestione manageriale delle aziende.

Eccoci qui alla fine della corsa: il Premier che sogna la forma di Governo dello Stato che gli scienziati dimostrano meno aperta e longeva. Quella che licenzia gli innovatori, gli hacker - che invecchia a 50 dipendenti, quando cambia e inizia a chiudersi. Quella che, lo dimostrano i dati, è destinata a crescere con margini di profitto sempre minori, su di una curva che sale per un periodo di tempo finito e poi si ferma - senza possibilità di sviluppo "open ended", quello tipico delle città.

Ottimo, non c'è che dire. In ogni caso, grazie Professor West: se completa il modello matematico, saremmo vivamente interessati a presentarlo al nostro capo, e magari anche al "capo" del nostro Stato (se in quel momento dovesse malauguratamente essere ancora in carica).

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