Ex agente federale ammette il furto di bitcoin nel caso Silk Road

L'ex agente Carl Force avrebbe compiuto diverse azioni illegali nell'ambito dell'indagine legata a Silk Road: ecco le accuse nei suoi confronti.

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Un ex agente federale si è dichiarato colpevole di furto di bitcoin legati al caso Silk Road. Carl Force, ex membro dell'U.S. Drug Enforcement Administration, ha ammesso le accuse che lo riguardano, legate ai reati di estorsione, riciclaggio di denaro e intralcio alla giustizia.

Tra i vari reati commessi da Force, ci sarebbe anche la stesura di un accordo con la Twenty-First Century Fox per un film sul caso Silk Road, realizzato senza il permesso del suo supervisore durante i tempi in cui faceva ancora parte dell'organizzazione. Secondo il contratto, l'ex agente avrebbe ricevuto 240.000 dollari come compenso per la partecipazione al progetto.

Force a ogni modo non sarebbe l'unico a essere coinvolto, visto che una posizione simile è occupata anche da Shaun Bridges, ex membro del Secret Service reo di avere anch'egli rubato bitcoin durante l'indagine. Il primo avrebbe però interpretato un ruolo da protagonista, parlando direttamente con il fondatore di Silk Road, Ross Ulbricht, facendo finta di essere uno spacciatore virtuale.

Sotto il nickname "Nob", Force avrebbe convinto Ulbricht a pagare 50.000 dollari in bitcoin, sostenendo di avere informazioni sull'indagine che lo riguardava: nonostante avesse messo al corrente la DEA dei suoi contatti con la mente dietro Silk Road, l'accusato avrebbe poi girato i bitcoin su un conto privato, tenendoli per sé.

Stessa identica cosa qualche tempo dopo, quando col nome "French Maid" Force avrebbe ottenuto da Ulbricht altri 98.000 dollari, sempre in bitcoin. Gli avvocati del fondatore di Silk Road, imprigionato a vita, hanno commentato la notizia sostenendo che le accuse "rimuovono ogni dubbio sulla corruzione che ha pervaso l'indagine" sul black market.

Via | Reuters.com

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