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Minorenni e privacy: un buco nell'acqua di legge

Pubblicato: 28 mag 2011 da Francesco

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Il Senato della California ieri ha esaminato, senza approvarla, una proposta di legge sulla privacy molto interessante. Il meccanismo proposto per la difesa dell’identità online porterebbe al rovescio di quanto avviene oggi: tutti i dati protetti per default, tranne nickname e città di residenza. Accettazione esplicita prima di rendere pubblici dati personali, al momento della registrazione. Possibilità di rimuovere i dati su richiesta, con facoltà dei genitori di operare sugli account dei figli minorenni. E’ questa ultima parte che ha suscitato il dibattito più vivace.

Ovviamente tutti i grandi nomi del web si sono opposti, sostenendo di avere già policy strette e di non potersi permettere costi ulteriori di gestione per implementare controlli quasi impossibili. Secondo i big del web, la proposta sarebbe limitativa della libertà personale dei cittadini, e porterebbe perfino un danno all’economia digitale del paese. La notizia si legge ad esempio su Mercury News e LA Times, oppure con due prospettive opposte su PC World e Huffington Post (quest’ultimo molto liberale di vedute).

Così a prima vista, direi che la proposta di legge ha un senso, specialmente per i minori: la patria potestà in effetti permette e impone da sempre al genitore di curare gli interessi del figlio - non capisco perchè la situazione dovrebbe essere differente nel dominio digitale. Tanto più che in Europa queste linee guida sono in parte già previste dal 2009 nei Guiding Principles for Social Networking del Concilio d’Europa, sottoscritte da tutti i grandi player del mercato (qui il pdf). Son curioso di sapere cosa ne pensate. Siete del parere di Huffington Post, che teme genitori asfissianti e incapaci? Abbassereste la soglia verso i 16 anni? Credete che la legge sarebbe inutile, e che sarebbe meglio una campagna di educazione - dato che sul web le possibilità di cacciarsi nei pasticci sono comunque infinite?

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di egoalesum

    egoalesum

    29 mag 2011 - 01:46 - #1
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    Per come la vedo io, un genitore che entra nell’account di un social network di un figlio è come se stesse leggendo il suo diario o sbirciando i suoi messaggi.
    In teoria, ne avrebbero il diritto… In pratica, anche i figli hanno diritto alla loro privacy! Anche se minorenni!

    Qualche settimana fa ho visto proprio un articolo interessante a riguardo: http://lab.vodafone.it/blog/2011/05/13/leggi-il-diario-di-tuo-figlio/

  • flux3

    29 mag 2011 - 08:44 - #2
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    ma in realtà vedrebbero i dati pubblici dei figli e ne chiederebbero la protezione eheheh

  • Profilo di clauderouges

    clauderouges

    29 mag 2011 - 09:44 - #3
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    Un diario non è di pubblico dominio, anche se oggi tendiamo a confondre la sfera personale con quella pubblica. Secondo me i problemi iniziano proprio da questa confusione; Siamo tutti smaniosi di dare la nostra vita privata in pasto ai media, in qualsiasi modo. Siamo divenuti una società di narcisisti, malati di mania di protagonismo cronica. Questo però per un adolescente può anche avere conseguezne un po’ pericolosoe. Io sarei per un controllo al di sotto dei 18 anni. In Italia poi secondo me il problema è anche un altro: i genitori non sanno usare i computer in modo adeguato, e, anche se solitamente si dice “i ragazzi sanno usare bene i pc”, nemmeno i ragazzi li sanno usare bene. Ci smanettano molto ma son solitamente molto pasticcioni e poco coscienti di ciò che fanno e di ciò che possono fare. Un sacco di ragazzi delle medie hanno una bacheca accessibile a tutti e foto personali visibili a tutti.

  • Profilo di go

    go

    30 mag 2011 - 09:32 - #4
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    Secondo me è d’obbligo un controllo dei genitori, che non vuol dire comunque leggere ogni parola che scrive il figlio. Capisco che non deve essere piacevole avere un gufo appolaiato sulla spalla, ma purtroppo ci sono troppi approfittatori online, internet è il mezzo + semplice per adescare vittime.