Maturità 2015 - Smartphone e social nella prima prova: la traccia svolta

Maturità 2015 - Smartphone e social network

Ci sono smartphone e social network nella prima prova della Maturità 2015, per la gioia di smanettoni e potenziali analisti del rapporto fra i giovani e la tecnologia.

Ecco il titolo della traccia:

«Lo sviluppo scientifico e tecnologico dell'elettronica e dell'informatica ha trasformato il mondo della comunicazione, che oggi è domninato dalla connettività. Questi rapidi e profondi mutamenti offrono vaste opportunità ma suscitano anche riflessioni critiche».

Ed ecco i due testi che lo accompagnano:

“Lo sviluppo scientifico e tecnologico dell'elettronica e dell'informatica ha trasformato il mondo della comunicazione, che oggi è dominato dalla connettività. Questi rapidi e profondi mutamenti offrono vaste opportunità ma suscitano anche riflessioni critiche.
“Con il telefonino è defunta una frase come “pronto, casa Heidegger, posso parlare con Martin?”. No, il messaggio raggiunge – tranne spiacevoli incidenti – lui, proprio lui; e lui, d’altra parte può essere da qualunque parte. Abituati come siamo a trovare qualcuno, non riuscirci risulta particolarmente ansiogeno. La frase più minacciosa di tutte è “la persona chiamata non è al momento disponibile”. Reciprocamente, l’isolamento ontologico inizia nel momento in cui scopriamo che “non c’è campo” e incominciamo a cercarlo affannosamente. Ci sentiamo soli, ma fino a non molti anni fa era sempre così, perché eravamo sempre senza campo, e non è solo questione di parlare”.

MAURIZIO FERRARIS, Dove sei? Ontologia del telefonino, Bompiani, Milano 2005

“La nostra è una società altamente “permeabile”, oltre che “liquida”, per usare la nota categoria introdotta da Bauman. Permeabile perché l’uso (e talvolta l’abuso) dei nuovi strumenti di comunicazione travalica i confini delle sfere della vita, li penetra rendendoli più labili. È sufficiente osservare alcuni modi di agire quotidiani per rendersi conto di quanto sia sempre più difficile separare i momenti e gli ambiti della vita. L’uso del cellulare anche quando si è tavola con ospiti o in famiglia. Conversare ad alta voce al telefono quando si è in luoghi pubblici, sul treno o in metropolitana. Inviare messaggi o telefonare (magari senza vivavoce), anche se si è alla guida. L’elenco potrebbe continuare e con episodi più o meno sgradevoli che giungono alla maleducazione. Così la sfera del lavoro si confonde con quella della vita familiare, perché possiamo essere reperibili da mail e messaggi anche nel weekend o durante le ferie.
L’ambito lavorativo, a sua volta, si può confondere con quello delle relazioni personali grazie ai social network. Tutto ciò indica come gli spazi della nostra vita siano permeati dalla dimensione della comunicazione e dall’utilizzo delle nuove tecnologie”.

DANIELE MARINI, Con smartphone e social è amore (ma dopo i 60 anni), La Stampa del 9/2/2015

La traccia svolta

Lo sviluppo dei device e della connettività in movimento ha rivoluzionato le relazioni sociali e il mondo della comunicazione. Vent’anni fa lo sviluppo di Internet ha permesso di connettere in tempo reale persone lontane migliaia di chilometri, individui separati da una decina di fusi orari. A questa possibilità se ne sono aggiunte innumerevoli altre grazie ai social network che hanno consentito, a ognuno di noi, la creazione di reti sociali in grado di stabilire una comunicazione immediata fra gli individui. Questa rivoluzione non sarebbe stata completa senza la possibilità di una connettività in movimento, quella garantita dagli smartphone, dai tablet e da tutti quegli strumenti che hanno permesso ai singoli individui di restare connessi al web laddove sia presente un segnale di rete o l’accesso con il WiFi.

Dopo una prima fase che potremmo definire “sperimentale” nella quale hanno beneficiato di questa connettività le fasce medio-alte della società, in un secondo tempo questa possibilità si è diffusa in maniera capillare, sia fra i nativi digitali (i nati dopo l’invenzione di Internet), sia fra i migranti digitali (coloro che hanno dovuto compiere la migrazione dal mondo analogico al mondo dell’interconnettività).

La possibilità di essere connessi senza soluzione di continuità è diventata il presupposto per una rivoluzione che ha interessato i rapporti sociali, le professioni, l’informazione, il modo di fare politica e di trascorrere il tempo libero. Come ricorda Daniele Marini, la Rete ha travalicato i confini delle sfere della vita rendendoli più deboli. Grazie agli smartphone, ai social network, ai servizi Voip come Skype e ai servizi di messaggi come WhatsApp le relazioni sociali, specialmente per ciò che riguarda i nativi digitali, sono diventate inscindibili dall’intermediazione tecnologica. In alcuni Paesi la vita sociale è quasi per intero intermediata dalla rete, è il caso della Corea del Sud, ma anche del Giappone, dove si è sviluppato il fenomeno degli hikikomori, moderni stiliti che decidono di auto-isolarsi e auto-escludersi dalla società mantenendo come unico contatto con il mondo esterno la navigazione in Rete.

Basta prendere un treno o una metropolitana per accorgersi di come lo smartphone abbia sostituito giornali, riviste e libri e sia diventato lo riempitivo di tutti i tempi morti della nostra vita. In coda alle poste o nella sala d’attesa di un ambulatorio, nelle lunghe file degli uffici pubblici o nell’attesa dell’inizio di un concerto, i tempi morti vengono annullati da una comunicazione continua che proietta il soggetto in un continuo altrove. Anche momenti come la cena della sera, in cui padri e figli si ritrovano a tavola per discutere di quanto è avvenuto durante la giornata di lavoro e studio, subiscono l’interferenza dei device digitali. Il corpo è in un luogo, la mente è altrove.

Si tratta di dinamiche oggetto di analisi da parte di psicologi, sociologi e neuroscienziati. Come aveva intuito Marshall McLuhan le estensioni tecnologiche sono una forma di auto-amputazione: pensiamo, per esempio, alla sostituzione dell’attività mnemonica resa possibile dalla possibilità di accedere sempre e ovunque ai motori di ricerca. Il continuo ricorso allo smartphone – versione contemporanea degli oracoli dell’antichità – sta sostituendo molte delle attività mnemoniche ineludibili fino a pochi anni fa. Gli strumenti digitali rendono possibile il contatto con persone lontane migliaia di chilometri, ma, paradossalmente, sembrano allontanare chi si trova quotidianamente gomito a gomito.

Il filosofo Zygmunt Bauman nel dialogo con David Lyon pubblicato da Laterza sotto il titolo Sesto Potere chiarisce con molta efficacia la differenza fra rete e comunità. La rete – quella che si crea attraverso i social network - mette in relazione persone lontane, coagula intorno a un’idea, permette, per esempio, movimenti come Occupy Wall Street o quello degli Indignados, compatta il dissenso come nelle Primavere arabe o a Gezi Park, ma resta un legame debole. La comunità, invece, ti segue da vicino, è una condizione di reciproco controllo, ma anche di reciproco sostegno.

Saper separare la vita di relazioni “fisiche” da quelle intermediate dagli strumenti digitali è una delle sfide più interessanti che la Rete deve affrontare nell’immediato. I casi di dipendenza dagli strumenti tecnologici si stanno moltiplicando e, nei consultori, vengono trattati con gli stessi iter terapeutici delle dipendenze dal gioco e dalle sostanze stupefacenti. Gli studiosi hanno individuato due fenomeni legati a questo tipo di nuove dipendenze: il primo si chiama Fomo (acronimo di Fear of missing out) ed è la paura di essere esclusi da una rete se non si è presenti e attivi sui social network, il secondo si chiama Alone togheter ed è la sensazione di solitudine che si prova se non si è connessi in rete, anche se si è in compagnia. Fermi restando tutti i benefici che le nuove tecnologie hanno portato nelle nostre vite, l’individuo deve sapere ritagliarsi oasi di disconnessione, deve spegnere il suo smartphone e imparare a guardare negli occhi la persona con cui sta comunicando.

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