The Wall Street Journal, la popolare testata statunitense dedicata alla finanza internazionale, ha predisposto il proprio WikiLeaks. O, almeno, qualcosa di simile: SafeHouse è una piattaforma che accetta (attraverso una connessione HTTPS) documenti riservati su possibili violazioni alle leggi del mercato, in attesa di pubblicazione.
Quanto ricevuto in forma anonima da SafeHouse è vagliato dai redattori di The Wall Street Journal e, se i documenti risultano interessanti, pubblicato in varie forme sulla testata. Le informazioni dovrebbero riguardare frodi fiscali, insider trading, ecc.: è una forma di denuncia delle imprese truffaldine. Filtrata dai giornalisti.
L’operazione di The Wall Street Journal ha qualcosa in comune col progetto di Al Jazeera sulla questione palestinese e in qualche modo anticipa la mossa del New York Times. WikiLeaks ha inaugurato una nuova modalità d’informazione: se una redazione seleziona i contenuti da pubblicare, il concetto di “libertà” è però molto relativo.
Via | Digital Trends
romfladef
07 mag 2011 - 17:46 - #1Il WSJ sostiene d’ispirarsi a OpenLeaks, gestito dal gruppo che si è staccato da WikiLeaks: io penso che sia solo un modo di sembrare più “aperti” alle contribuzioni, in un periodo in cui l’editoria è in crisi. Sia per Al Jazeera, sia per The Wall Street Journal la pubblicazione è moderata e perciò non c’entra granché!